sabato 25 febbraio 2017

Recensione: "Kubo e la spada magica" di Travis Knight


« Non battete ciglio, da ora. Prestate attenzione a quello che vedrete e ascolterete, per quanto strano e insolito a voi sembri. In più, vi avverto: se vi muovete, se guardate altrove, se dimenticate una parte del racconto, anche per un istante, il nostro eroe di sicuro perirà. »


Fin dai primi teaser rilasciati nel 2015, ero certa che questa storia mi avrebbe conquistata.
Così è stato.

"Kubo e la spada magica", uscito in Italia il 3 novembre 2016, è un film d'animazione prodotto da Laika, lo stesso studio che ha creato i film di "Coraline e la porta magica", "ParaNorman" e "Boxtrolls - Le scatole magiche".

Travis Knight tesse una narrazione fatta di magia, tradizione e amore che ha ampiamente meritato i numerosi premi vinti e la nomination come miglior film d'animazione agli Oscar 2017 (quest'anno sarà una dura lotta, me lo sento).

Kubo è un dolce bambino che passa le giornate portando gioia e allegria nel paese vicino cui abita: ha la capacità di raccontare storie grazie alla musica del suo shamisen e agli origami animati magicamente. Vive in una grotta a ridosso di uno strapiombo insieme alla madre, che a causa di eventi e ricordi passati trascorre i giorni in silenzio, dando qualche segno di lucidità solo alla sera prima di addormentarsi. Ella, infatti, è una donna forte e dai poteri straordinari, ma distrutta dal dolore per la perdita del marito e la persecuzione del padre, il quale ha scagliato contro di loro le sue due sorelle determinate a ritrovarli, ad ogni costo.

La storia che il ragazzo narra ogni giorno al suo villaggio parla proprio di suo padre: il potente samurai Hanzo; ma è una storia che non riesce mai a concludere perché, prima che cali il buio, sa di dover correre a casa. Quando una sera s'attarda, Kubo si scontra con i suoi nemici ed è costretto a rivestire i panni del protagonista di quella stessa storia a lungo portata avanti.
Nel suo viaggio, fisico ma anche di formazione, sarà accompagnato da una scimmia severa ma protettiva e da Scarabeo, guerriero maledetto alla ricerca del suo sé.

Molteplici sono i temi che vengono affrontati nel film. Il più importante è sicuramente quello del valore della famiglia e della potenza dei ricordi, affiancato dalla solitudine e dal lutto; il dramma, però, viene trasmesso in modo delicato e romantico, dal punto di vista di un bambino che nella sua innocenza si sforza di vedere tutto per il meglio: "Sono felice, ma potrei esserlo di più", "Questa è una bella storia, ma potrebbe essere migliore".

L'elemento del Giappone feudale è perfetto per l'atmosfera del film: dà un tocco magico unico nel suo genere, rimanendo fedele alla cultura orientale. I colori dei paesaggi e degli eleganti kimono indossati incantano gli occhi e fanno rimanere letteralmente a bocca aperta.
La perfezione dell'ambiente si scontra con un altro tema: l'imperfezione terrena a confronto del mondo spiritico e la comprensione che per arrivare a nuova vita bisogna passare prima dalla morte, in tutti i sensi interpretabili.
Ho apprezzato molto che i personaggi che fanno da spalla a Kubo non fossero i classici pupazzi messi lì per far ridere il pubblico più giovane con battute, molto spesso inappropriate e detestabili. Anzi, Scimmia e Scarabeo hanno un ruolo chiave nella crescita del protagonista e rappresentano il simbolo di ciò che gli manca, ma che ha sempre desiderato.

Una chicca graditissima è presente nei titoli di coda: il filmato della lavorazione del demone scheletro in stop-motion, tecnica utilizzata per tutti i film della Laika.

La canzone finale di sottofondo è "While my guitar gently weeps" dei The Beatles, cantata per l'occasione dalla meravigliosa Regina Spektor.

 

martedì 14 febbraio 2017

#OTTER VALENTINE - Day 7 - "In cinque lettere: amore" di AAVV


« Si è reso conto della bramosia collettiva di senso interiore e, con lungimiranza, ci ha adescati con una falsa promessa di parole. Perché tutto si può, con le parole. Con le parole possiamo esaudire persino i desideri più ardenti. »

Ed eccoci arrivati alla fine del percorso, non potevo non citare un libro.

"In cinque lettere: amore" è un'antologia di lettere d'amore composte da quaranta tra gli scrittori più influenti degli ultimi anni (tra cui Neil Gaiman, Ursula K. Le Guin, Tessa Brown), invitati a raccontare il potere dell'amore per loro.

La lettera è un mezzo di comunicazione che ormai non viene più utilizzato, ma che ha il suo fascino e richiama un tempo lontano. Quante lettere d'amore saranno andate perse nel corso dei secoli, quanti amori non saranno sbocciati, quante strade invece sono riuscite ad unire, quanti rapporti ha reso duraturi.
Magari obsoleta, ma in grado di conservare i ricordi legati alle parole. Non solo, il profumo, una lacrima sfuggita, lo stile di scrittura stesso si trasferiscono sulla carta e donano a chi riceve una parte del mittente, lontano o vicino che sia.

In questa antologia ci sono testi malinconici, appassionati, divertenti, talvolta dai toni indignati. L'amore ha diverse sfaccettature, visibili chiaramente nel libro anche se non in tutti casi in maniera del tutto soddisfacente.

Nasce, però, la spontanea volontà di comunicare qualcosa a qualcuno. A quel qualcuno con cui passeremo la giornata di S. Valentino e tutte quelle a venire, oppure a quel qualcuno lontano, ma che ha un posto comunque speciale nel cuore.

Il messaggio finale è certamente chiaro: essere innamorati è bello, in ogni caso. Anche se le relazioni finiscono, l'amore è appagante. Che ci sia una festa oppure no, che gli amanti decidano di festeggiarsi, che le arti di ogni tipo lo celebrino o meno, ciò che importa è non dimenticarsi mai del suo valore.


lunedì 13 febbraio 2017

#OTTER VALENTINE - Day 6 - "Your Name." di Makoto Shinkai


« Non ne posso più di questa città! Non ne posso più di questa vita! Ti prego, nella prossima vita fammi rinascere come un bellissimo ragazzo di Tokyo! »



Non poteva mancare, giunti a questo punto, un film d'animazione assolutamente consigliato, un buon motivo per passare la serata di S. Valentino al cinema: se ancora non avete visto "Your Name." di Makoto Shinkai avrete un'ultima possibilità, Martedì 14 Febbraio, per gustarvelo sul grande schermo e passare una buona serata in compagnia di chi più amate.

Dopo gli incassi da record al botteghino giapponese, l'artista è riuscito a conquistare il mondo con la sua ultima fatica, una storia emozionante ed incredibile che saprà intrattenervi fino all'ultimo secondo.

Mitsuha e Taki non si conoscono: vivono vite differenti, chi in mezzo alle montagne e chi immerso nella metropoli di Tokyo. 
Una cosa però li accomuna: il ricordo della visione di una cometa e degli strani sogni. Ben presto si rendono conto che l'esperienza onirica è ben altro che astratta; ogni giorno, alternandosi, si svegliano l'uno nel corpo dell'altra, scambiandosi le vite e mantenendosi in contatto tramite un diario sui rispettivi cellulari.
Inizialmente vivono la cosa come un'avventura, un gioco, uno scherzo. Ma la vicenda diventa sempre più profonda e complessa fino alla rivelazione di un mistero rimasto nascosto nel tempo.

Non credo di dover aggiungere altro della trama, per non rischiare di rovinare involontariamente i colpi di scena che si susseguiranno.

Grazie alla pellicola, Shinkai mostra al pubblico diversi spaccati della cultura nipponica, dalle credenze popolari, alla filosofia di vita, al modo in cui viene affrontato il dolore per un'esperienza catastrofica.



Giunto al suo quinto film, l'autore gioca con i contrasti senza mai perdere per questo il controllo, anzi, intrecciando e scomponendo la trama in maniera abile ed efficace accompagnando il tutto con delle vedute paesaggistiche da lasciare senza fiato.

IL ROMANTICISMO DI MAKOTO SHINKAI


Il rombo del tuono
nel cielo nuvoloso
forse pioverà
e, quando accadrà
resterai con me?

da: "Il giardino delle parole"



Se avete apprezzato "Your Name." allora la visione di tutta la sua filmografia è d'obbligo. Anzi, se riusciste a recuperarla prima di vedere quest'ultimo film, sappiate che potreste cogliere delle sfumature e dei dettagli che vi lasceranno a bocca aperta.

"Lei e il gatto".
Cortometraggio vincitore di
diversi premi internazionali
Ogni trama ha come elemento comune l'amore adolescenziale e le difficoltà che ogni rapporto, di norma, comporta.

Ma il simbolo che contraddistingue Shinkai non è qualcosa che ci si può aspettare, né tanto meno accettare: che sia l'età ad essere la distanza o i chilometri fisici tra un paese e l'altro, lo sconforto provato rimane immutabile. Aleggia nell'aria sempre una malinconia che non riesce a tramutarsi in felicità, non completamente almeno. Quando succedono cose tristi non esiste nulla per riparare a ciò che è successo, è una verità irreversibile che rende triste lo spettatore. I protagonisti camminano verso una soluzione, anche se questa non è quella che inizialmente prospettavano e gli eventi hanno un risvolto che non è quello anelato dal pubblico, ovvero un lieto fine totalmente positivo.

Lo spettatore è in grado di rispecchiarsi nelle diverse situazioni rappresentate, che siano queste ipotetiche, che siano presenti, che siano solo dei ricordi che riemergono.

"Viaggio verso Agartha" e "Il giardino delle parole" sono solo due delle opere passate che più meritano. Non dimenticherò mai, ad esempio, le sensazioni che "5cm. per second" mi ha lasciato. E le lacrime, anche quelle non posso scordare.

Sono tutte storie cariche di emotività e malinconia, ma avvolte dal mistero e da quel po' di magia che le rende uniche e meravigliose.
Se ancora avevate dubbi sulla qualità dell'animazione giapponese, lasciatevi incantare da questo autore, che con semplicità e dolcezza saprà farvi passare godibili ore, che siate in compagnia o meno.


domenica 12 febbraio 2017

#OTTER VALENTINE - Day 5 - "Tom Sawyer" di Shin Takahashi


« Mi immersi completamente in quel gioco dimenticando di tornare a Tokyo. Sembravamo due stupidi ma ci divertimmo un sacco, ridevamo e sghignazzavamo. Come se bearci di essere così sfortunati fosse il nostro passatempo preferito. E poi riprendevamo a ridere forte, strofinandoci il naso con le mani infangate e abbracciandoci tra le lacrime. »

Eccoci arrivati alla quinta tappa di S. Valentino, con il manga di Shin Takahashi: "Tom Sawyer".




Titolo: Tom Sawyer
Autore: Shin Takahashi
Categoria: Shoujo
N. Volumi: 1
Editore: JPOP
Stato: COMPLETATO





L'opera è liberamente ispirata al romanzo per ragazzi di Mark Twain: "Le avventure di Tom Sawyer". Il mangaka è inoltre l'autore del più celebre e apprezzato: "Lei, l'arma finale" (di cui parlerò successivamente, perché merita davvero tanto).

Haru è una ragazza diciottenne che si trasferisce in campagna, nei luoghi della sua infanzia, in occasione del funerale della madre. I paesani la evitano per il suo carattere ribelle e per la cattiva fama della madre, la quale ha cresciuto una bambina da sola, senza avere accanto un uomo.
Le giornate estive sono calde e afose, ma l'atmosfera che si respira è malinconica, i tuffi a cui si assiste sono quelli nel passato della ragazza, la quale ricorda gli sguardi pregiudizievoli di chi nemmeno la conosceva e il rimpianto di aver lasciato il liceo artistico, rompendo così un sogno.

Proprio in mezzo alla tristezza, Haru conoscerà il tredicenne Taro, che l'accoglierà nel suo gruppo di amici facendola sentire apprezzata e la rallegrerà portandola in mezzo a mille avventure, misteri irrisolti e tesori nascosti.

Entrambi i personaggi hanno una psicologia unica e complessa, tipica delle opere di Takahashi. Il mondo rappresentato è quello di una figura adulta, spesso indifferente e fin troppo razionale contrapposta alla figura dei bambini, spensierati e liberi. Il legame che unisce Haru e Taro va oltre ogni pregiudizio e annulla il divario costituito dalle loro età, regalandoci una favola delicata, con un pizzico di divertimento e di tristezza.

In Italia il manga è edito da JPOP, che ha pubblicato un albo di oltre 300 pagine in un formato comodo da sfogliare e dal prezzo contenuto per la qualità del volume.

sabato 11 febbraio 2017

#OTTER VALENTINE - Day 4 - "G&T" di Francesco D'Alessio e Matteo Rocchi


« "Cosa siamo?"
"Dobbiamo per forza dare una definizione a questa cosa?" »


Ormai sono anni che le web serie hanno preso sempre più piede e apprezzamento tra il grande pubblico. Quella che oggi vi consiglio, nella settimana di S. Valentino, è "G&T", serie totalmente italiana, prodotta con la collaborazione di RTA Movie, e la prima a trattare in modo esplicito le tematiche LGBT.

Francesco D'Alessio e Matteo Rocchi sono i creatori di questa serie, nonché i protagonisti della storia. Il titolo può essere infatti considerato l'acronimo dei due personaggi: Giulio e Tommaso.

La storia è ambientata a Torino; loro, amici di vecchia data, credono di sapere tutto l'uno dell'altro. Eppure, Giulio ha preso coscienza della sua omosessualità e ancora non è stato in grado di dirlo proprio a lui apertamente. La situazione precipita ad una festa universitaria quando, ubriachi, si baciano, nonostante Tommaso sia impegnato con Serena da un paio d'anni.

Da allora il tempo passa e le loro strade si dividono, fino al giorno fortuito in cui si rincontrano. Tommaso non ha mai dimenticato quella sera, ma ha sempre fatto in modo di non pensarci e reprimere i suoi confusi sentimenti.

La serie, arrivata alla sua terza stagione, si incentra sul tema dell'omosessualità che viene mostrato senza pretese, in maniera genuina. Al di là del livello attoriale (inizialmente basso, rendendo specie i dialoghi palesemente finti), la storia ha una base solida, è convincente ed emozionante. Le scene di amore e sesso, quasi del tutto esplicite, sono intense e appassionate e vanno a contrapporsi alle, un po' più rare ma altrettanto forti, scene di violenza e bullismo.

Da un lato quindi, viene mostrato quello che dovrebbe essere la normalità: una storia d'amore. Dall'altra, però, chi guarda si schianta contro la realtà, quella in cui alcune storie d'amore non sono da tutti accettate.

"G&T" insegna oltretutto che accettarsi non sempre è semplice ed immediato a causa di una società ancora troppo bigotta e chiusa su certi argomenti. Spesso, però, il coraggio giunge in modi inaspettati, spinti da persone che sanno comprendere le difficoltà, qualsiasi esse siano.

"Get" insegna il suo intrinseco significato: ottenere, raggiungere, diventare.

Milioni di persone, dal 2012, seguono le vicende di Giulio e Tommaso e di tutti gli altri personaggi che ruotano loro attorno, con i propri problemi, le proprie vite e difficoltà interiori. L'apprezzamento si è talmente diffuso che è possibile guardare la serie con i sottotitoli in diverse lingue, come inglese, spagnolo e francese.

La prima e la seconda stagione sono visibili su Youtube, nel canale dedicato.
La terza, invece, è disponibile a pagamento su Vimeo. Con i soldi guadagnati, ci sarà sempre più la possibilità che la serie prosegua, migliorandone qualità dei contenuti e delle attrezzature utilizzate.

Sostenete un progetto meritevole, la buona visione è assicurata.





venerdì 10 febbraio 2017

#OTTER VALENTINE - Day 3 - "Soppy. Una storia d'amore" di Philippa Rice




Decidere di cosa parlare oggi è stato molto difficile. Ci sarebbero talmente tante opere da nominare che ho passato praticamente tutto il giorno a chiedere consiglio alla pagina bianca che mi fissava da dentro lo schermo.

Alla fine, in preda all'esaurimento nervoso, ho iniziato a guardare immagini su Google. Non è stata una vera e propria ricerca, fatto sta che ad un tratto mi è giunta l'illuminazione. Parlerò in seguito di tutto quello che per quest'occasione ho dovuto accantonare, quello che voglio fare ora è incantarvi senza bisogno di spiegazioni.

Oggi, per la categoria graphic novel, vi parlo di "Soppy. Una storia d'amore", dolcissima opera di Philippa Rice edita in Italia per Edizioni BD. 

Nella vita di coppia ne succedono di ogni, che siano cose belle, che siano cose brutte. Lo sa bene l'autrice stessa, che riporta su carta piccole vicende personali della sua vita amorosa. Vignetta dopo l'altra, viene a formarsi una serie di "situazioni tipo" in cui chiunque che abbia avuto una relazione può rispecchiarsi e in cui chiunque desidererebbe ritrovarsi.

Le immagini semplici, senza pretese ma d'immediato impatto fanno comprendere a chi le guarda che non c'è bisogno di fare grossi gesti per dimostrare all'altro il proprio amore. A volte una coperta da dividersi, leggere un libro insieme, una carezza, valgono più di tutto e trasformano le giornate negative in positive.

Se volete fare (o farvi) un regalo perfetto per S. Valentino, trovate il fumetto al seguente link



giovedì 9 febbraio 2017

#OTTER VALENTINE - Day 2 - "Lei" (Her) di Spike Jonze


« Nessuno di noi è uguale ad un attimo fa, e non dovremmo cercare di esserlo perché è troppo doloroso. »


In questo secondo appuntamento dedicato all'amore, il protagonista è il mondo cinematografico.
Il film che vorrei portare alla vostra attenzione è giunto nelle sale italiane il 14 marzo 2014, candidato a cinque premi Oscar e vincitore come miglior sceneggiatura.

Il film in questione è "Lei" di Spike Jonze.

La storia è ambientata a Los Angeles, in un futuro prossimo venturo in cui la società vive a stretto contatto con la tecnologia e i computer, tramite apparecchi come auricolari e dispositivi vocali. Il protagonista, Theodore Twombly, è un uomo solo e chiuso in sé stesso, che lavora in un'azienda come redattore di lettere accorate, romantiche e malinconiche per conto di terzi. Sentimenti che lui stesso prova, ricordando amaramente i momenti felici passati con la moglie prima della separazione.
Le sue giornate passano monotone, se non per l'incontro con una coppia di colleghi e amici e qualche occasionale notte di sesso telefonico per nulla soddisfacente.

Fino al giorno in cui l'uomo decide di acquistare "OS1", il primo sistema operativo d'intelligenza artificiale capace di evolversi attraverso l'esperienza. Non si tratta di un semplice dispositivo, proprio per questa caratteristica si può in tutto e per tutto parlare di coscienza.

Lei, l'intelligenza, decide di chiamarsi Samantha. L'unica in grado di ascoltare e comprendere Theodore, aiutandolo ad interrogarsi sulla sua vita, sul vuoto che sente dentro di sé e sull'incapacità di creare nuovi legami affettivi. Di rimando Theodore inizia a confidarsi con lei, sempre di più. Fino ad ammettere la sua disperata solitudine e ad intraprendere con Samantha una vera e propria relazione, ricambiata.

Questo potrebbe risultare inquietante, sbagliato. Ma l'abilità narrativa di Jonze nel rappresentare ogni momento che i due protagonisti passeranno insieme di lì a poco, non può fare altro che infondere nello spettatore un sentimento positivo, tanto da far pensare che in fondo questo rapporto non sia così tanto sbagliato. Perché è vero, naturale, umano.

Ma Samantha è qualcosa in più. Va oltre i concetti che stanno alla base della nostra mentalità, superando la stessa e raggiungendo l'irraggiungibile.
La gelosia, e tutti gli altri sentimenti che provava inizialmente, svaniscono, fino alla comprensione di un amore più vasto che non ha nulla a che fare con il mondo materiale e che quindi, Theodore, non può davvero comprendere. Non gli resta che prendere il coraggio a due mani e relazionarsi con ciò che sta sul suo stesso piano, fino ad essere in grado di scrivere lettere d'amore, quelle che a lungo ha tenuto per sé, ed inviarle.

Joaquin Phoenix, che personalmente ricordo come Commodo nel film colossal de "Il Gladiatore", riesce ad esprimere la sensibilità del personaggio in maniera impeccabile.

Particolarità del film è che la protagonista, Lei, non apparirà mai nel corso della storia. Lo spettatore imparerà a conoscerla semplicemente attraverso colei che le presta la voce: Micaela Ramazzotti, per l'adattamento in italiano. Ho preferito di gran lunga l'interpretazione di Scarlett Johansson in lingua originale: l'attrice è stata in grado di trasmettere vere emozioni solo grazie al timbro caldo e dolce della sua voce.

Uno dei film più emozionanti e sensibili che io abbia visto finora e credo l'unico, su tutti, che sappia comunicare quale sia il vero nucleo e significato dell'amore.


mercoledì 8 febbraio 2017

#OTTER VALENTINE - Day 1 - "Love" di Judd Apatow, Paul Rust, e Lesley Arfin


« Non te lo dice mai nessuno. Nessuno ti prende da parte e ti avvisa: «Ehi, perché tu lo sappia, le relazioni sono una fottuta bugia.». Quindi tu continui a credere a questa maledetta illusione di una storia d'amore che evolve e diventa migliore e... ma perché ci fanno questo? Da dove vengono queste bugie? Sai che ti dico? Io so, lo so, dalle canzoni e dai libri e dai film ovviamente. »

Con oggi siamo ufficialmente entrati nella settimana subito precedente al tanto amato e odiato S. Valentino. Personalmente è una festa che non mi ha mai fatto impazzire, ma nemmeno l'ho mai ripudiata.

Quello che voglio proporre, in quest'occasione, è un articolo al giorno, che tratti di questo tema nelle sue diverse sfaccettature e attraverso diversi strumenti di comunicazione, fino al fatidico 14 Febbraio.

Grazie a chiunque vorrà seguire questo percorso.

Oggi parleremo di serie tv. Come posso non nominare "Love"?

Titolo: 
"Love"
Genere: Comedy
Paese: Stati Uniti
Stagioni: 1
Status: IN CORSO




"Love" è una serie statunitense creata da Judd Apatow, Paul Rust, e Lesley Arfin per la piattaforma Netflix e andata in onda dal 19 Febbraio 2016 per un totale di 10 episodi per la prima stagione. Questa è un'occasione, inoltre, per informarvi che la serie è stata rinnovata per una seconda stagione che verrà trasmessa dal 10 Marzo 2017.

"Love" è un gioiellino di serie tv di cui ingiustamente se ne parla troppo poco.

La storia ruota attorno alle vicende amorose di Mickey Dobbs (interpretata da Gillian Jacobs, conosciuta per il ruolo di Britta Perry in quella geniale serie tv che è "Community") e Gus Cruikshank (interpretato da Paul Rust, sceneggiatore e attore della stessa). Lei ragazza ribelle e spudorata, lui timido, impacciato e pieno di insicurezze.
Apparentemente troppo diversi, con una vita troppo diversa. Pare impossibile perfino un loro incontro. Ma è proprio in una casuale giornata al supermercato che i loro destini iniziano ad intrecciarsi.

Fin qui tutto chiaro. Fin qui, forse, è una cosa già vista. Ma cosa rende "Love" tanto originale ed adorabile?

Dimenticatevi di tutte quelle romanticherie classiche dei film d'amore e preparatevi ad una commedia divertente, frizzante e soprattutto realistica. 
"Love" mostra quanto sia obbiettivamente complesso trovare l'amore, coltivarlo e portare avanti un rapporto tra due persone nonostante le difficoltà e le diversità. 
Mickey e Gus sono due sbandati, ognuno a modo proprio, ma con fragilità interiori che man mano emergono. L'atteggiamento di uno verso l'altra è in continua evoluzione, in un modo per niente banale e scontato.
Molto più dei conflitti fra i due, sono i conflitti interiori che suscitano l'interesse dello spettatore.

Gus è un insegnante di sostegno per giovani attori ma insoddisfatto, in quanto vorrebbe ardentemente diventare sceneggiatore, senza riuscirci. Un ragazzo ingenuo, ma che fa di questo la sua forza.
Mickey vive un po' alla giornata, ha un carattere dominante e forte, nonostante ci sia qualcosa nel suo animo che continua a pizzicarla, rendendola in realtà una donna molto più insicura e fragile di quanto si pensi. Troverà il coraggio per tirare tutto fuori?

Entrambi gli attori non solo sono incredibilmente bravi, ma sono soprattutto spontanei e credibili nei panni dei due protagonisti; tanto da riuscire e volerti immedesimare in ognuno di loro. Il ritmo è incalzante anche nei momenti in cui la trama non va avanti. La serie tv non annoia, ma fa rimanere incollati allo schermo fino all'ultima scena.

Non manca l'atmosfera delicata dell'amore, che giunge in punta di piedi, e quel lato tenero e romantico che ti strappa un sorriso appagato e commosso di fronte allo schermo.

Non mi aspettavo di rimanere tanto colpita da una storia d'amore, un progetto nato senza pretese ma che inaspettatamente ti ritrovi a consigliare e volerne ancora e ancora. Da una situazione negativa nasce un appiglio positivo. Nel peggio c'è sempre qualcosa di buono. Gli opposti sono diversi, ma a volte capita che riescano ad attrarsi.


martedì 7 febbraio 2017

Recensione: "Paranoid Boyd" di Andrea Cavaletto


« Quello che dentro mi sentivo, quello che mi costringevano a negare era diventato reale. Ma in quel modo... quello non lo avrei mai immaginato... »

Mi è bastato scorrere gli occhi sull'introduzione per capire che questa storia avrebbe lasciato dentro di me la sensazione di malessere e disagio che mi porta, ora, a consigliarne caldamente la lettura. 


Sto parlando di "Paranoid Boyd", pubblicato dal 2015 da Edizioni Inkiostro. Erano ormai anni che seguivo silenziosa questa casa editrice, in attesa dell'occasione giusta per riuscire a leggere almeno uno dei molteplici fumetti da loro stampati che tanto mi attirano grazie alle favolose ed inquietanti copertine.

Quando, con sorpresa, ho ricevuto la mail di Andrea Cavaletto, il quale mi proponeva di leggere la sua opera, non ho potuto fare a meno di accettare. 


Ho trovato fin da subito, con l'autore, la giusta sintonia. Nell'introduzione, appunto, mette nero su bianco un concetto in cui io mi ci sono subito rispecchiata: "Mi prende l'ansia. Sarà perché sono un po' paranoico.".
Chiunque può capire, anche chi mente a sé stesso. Quest'opera è dedicata a tutti noi, perché tutti hanno i propri demoni da tenere a bada.


Cavaletto presenta, quindi, quello che è il suo alter ego e protagonista: William Boyd, uomo dall'apparente carriera di pittore un tempo in ascesa, che precipita in una spirale di tormento e droga dopo la tragica esperienza dell'11 Settembre.  Come se non bastasse, l'unico legame che ha ancora con la sua ex compagna è la figlia malata terminale, costretta in un letto d'ospedale. Infine, a complicare il tutto: un misterioso marchio sul petto e una setta di rapitori di bambini dall'ambiguo orientamento religioso. 

In questo realistico quanto tragico scenario, fa capolino l'elemento horror che distorce la realtà in maniera disturbante e pungente per reinterpretarla come se fosse un'altra dimensione, parallela a quella che è la percezione umana. L'immaginazione di Cavaletto non ha limiti (e non vuole averne) e il talento dei disegnatori che lo accompagnano in ogni albo lo mostra, letteralmente, sulla carta.

La narrazione ha momenti statici alternati a scenari frenetici. Ogni elemento rappresentato è essenziale per la buona riuscita e comprensione della storia: dalle sei pagine del numero 0 al quarto albo spin off che pone una pausa tra la prima stagione e il seguito.

Diventa spontaneo chiedersi chi sia William Boyd ed è chiaro fin da subito che non ci sia una vera risposta a questa domanda. Sarà giusto compatire e giustificare un uomo dal passato difficile?  Il lettore s'immerge nelle profondità di un animo oscuro, senza essere in grado di condannarlo davvero. Di fronte a quanto viene affrontato, esiste un'unica e giusta reazione? Affronteremmo una quotidianità fatta d'orrore e paranoia proprio come William si ritrova a dover fare?
William Boyd e
l'invasata"Mamma Therese".
Non aggiungo altro.

Non è una lettura che posso consigliare a tutti. Al di là della scabrosità di certe tavole, il modo in cui viene affrontata la religione potrebbe colpire in negativo chi al tema è sensibile ed è giusto avvisare del rischio.














Ma in tutto questo ho solo raschiato la superficie, per comprendere al meglio le vicende è ovvio che sia necessario recuperare i fumetti usciti. Infondo, non ho anticipato nulla del finale.


Ringrazio di nuovo Andrea Cavaletto per la fiducia e auguro a tutti un buon viaggio all'interno delle proprie angosce.






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