giovedì 1 dicembre 2016

Recensione: "Canterà il gallo" di Rosanna Spinazzola



« Se non cambio solo perché ho paura di perdere tutto, sarei come un pulcino che non vuole distruggere il suo uovo perché lo ha abbellito con dei quadri, un bel paio di tende di mussola e una stufetta nuova. Se vuoi rinascere devi distruggere un mondo. Non c'è nessun altro sistema. »



Leggere dell'ipotetico futuro del mondo è sempre un po' dura da digerire. La sensazione di inquietudine e disagio è sempre una costante; uno schiaffo emotivo e morale che tutti dovrebbero provare per comprendere che ogni azione ha una sua conseguenza, moltiplicata nel tempo, all'infinito. Pensare che il disastro avverrà quando non saremo più fisicamente presenti su questa terra è solo il primo di tanti ragionamenti egoistici.

Questa è la storia di chi le conseguenze di tali azioni le deve vivere sulla propria pelle: nascono nelle menti delle tormentose domande, quelle che portano gli esseri umani a cambiare e muoversi iniziando un proprio cammino; come la donna dal volto e il nome sconosciuti, perfino al lettore che dall'alto la osserva.
Il suo viaggio è una corsa contro la crudeltà di chi è più forte, una lotta per rivendicare la propria libertà e non essere ingiustamente catturata. 
La sua forza è la consapevolezza di non essere sola: il figlio che porta in grembo la sprona ad attraversare il bosco per cercare il fratello, ormai da tempo allontanatosi da casa. 
Ad attenderla nel cuore della natura, l'ignoto e lo spettro invisibile dei ricordi.

Diversi sono gli scrittori conosciuti proprio per questo genere di narrativa, la distopia. Chi più chi meno ha contribuito dando la personale interpretazione sull'umanità del proprio presente, proiettata nel futuro.
Attraverso il suo primo libro, "Canterà il gallo", Rosanna Spinazzola centra perfettamente l'obiettivo con una storia originale e godibile, nonostante la drammaticità che non abbandona mai le pagine. Viene presentato un mondo arido e impoverito, che per quanto inventato risulta verosimile e plausibile, utilizzando un linguaggio vasto e una ricca terminologia che sempre più raramente, purtroppo, caratterizzano un libro.
L'immedesimazione nella sua creatura è inevitabile, tanto da chiedersi se sarebbe davvero possibile riuscire a sopravvivere fin dove la donna giunge: sopportare le ferite, il freddo e la stanchezza, tornare in salute senza medicine, procacciarsi il cibo come gli animali selvatici.
Quello che è certo è la volontà di proseguire il viaggio e sostenerla, fino ad affrontare l'inaspettata conclusione.

Acquistatelo, leggetelo e fatelo leggere. Preparatevi ad attendere anche voi il canto del gallo.


Trailer di presentazione:


giovedì 22 settembre 2016

Cioccolata calda e ciambelle al forno





Quando giunge l'estate, riscopro puntualmente quel lato di bambina che credo sempre di aver sepolto sotto il peso degli anni, subito dietro al carro delle esperienze di vita.

Tanti demoni sussurrano martellanti al mio orecchio: le zie insicurezze, il cugino smarrimento e la compagna frustrazione, l'inguaribile nonna ansia. Sorella malinconia, però, si avvicina a piccoli passi con l'arrivo del caldo e delle docce fresche e sempre vane.

Non ho mai capito il perché, tuttora non riesco a dare una spiegazione; è un fastidio pungente che mi accompagna fino all'equinozio. L'estate porta con sé il dono delle riflessioni profonde, quelle che si cerca sempre di rimandare per un motivo o per un altro, ma che piombano sulle proprie vittime come avvoltoi nel deserto. Tutto questo svilisce ed indebolisce, mi allontana dal briciolo di spensieratezza che ancora possiedo.

***

Poi, qualcosa nell'aria cambia. 
Ed ecco il primo temporale, il respiro meno affannoso, il lento ritorno del freddo (anche se la coperta non mi abbandona mai davvero del tutto). I colori della natura caldi, senza più l'abbagliante luce solare.
L'energia positiva mi ricarica di buoni propositi, idee e progetti per rendere gratificanti le giornate.

Si sognano passeggiate nei boschi, tra le foglie secche che scoppiettano sotto i piedi.
Mano nella mano, in un unico senso di pace.

Si attende il tepore delle serate davanti ad un film, le immancabili ciambelle appena cotte.
I libri impilati sul comodino vicino al letto, pronti per essere vissuti.

La cioccolata calda non me la toglie nessuno.


Bentornato Autunno.




mercoledì 6 aprile 2016

Segnalazione: Novità di Aprile per Dunwich Edizioni


La "Dunwich Edizioni" è una piccola casa editrice di Roma che fin da subito mi ha attirato con il suo interessante catalogo mirato ed intrigante.

Questo mese le novità pubblicate sono le seguenti:



Titolo: Codex Innsmouth
Autore: Uberto Ceretoli
Genere: Steampunk/horror
Pagine: 157
Prezzo: € 2,99 ebook (gratis per kindle unlimited)
Data di uscita: 5 aprile
Link di acquisto: http://goo.gl/rvawv8




SINOSSI

Toro Seduto, Buffalo Bill, Annie Oakley, Whipple Van Buren Phillips: quattro individui straordinari che il Bureau Of Investigation invia a Innsmouth, Massachusetts, per far luce sulla sparizione di due agenti del governo. Quando lo scoveranno, il Male che ha incancrenito il villaggio e i suoi abitanti terrà testa alla potenza del vapore, alla forza dell’acciaio e alla magia dei nativi.




Titolo: Sortilegio di Tenebra (Once Upon a Steam – Episodio V)
Autore: Anita Book
Genere: Steampunk/Fantasy
Pagine: 140
Prezzo: € 0,99 ebook (gratis per kindle unlimited)
Data di uscita: 5 aprile
Link di acquisto: http://goo.gl/K1EjWd

Presentazione del progetto


Steamwood non è un regno da favola. È immerso nel vapore e le sue esalazioni nascondono le stelle, lasciando intravedere nel cielo soltanto una cupa vastità illuminata da due lune gemelle. In un’ambientazione a tratti vittoriana e a tratti steampunk, si muovono i protagonisti delle novelle della serie, incontrandosi e scontrandosi sullo sfondo di un universo in bilico tra l’incanto e una minacciosa profezia circa l’arrivo della Stagione dell’Insomnia. Il Narratante, una figura misteriosa senza volto né voce, farà da collante alle varie storie, manifestandosi in modi sorprendenti. Ogni racconto è la rivisitazione di una fiaba classica, ben conosciuta dai lettori, ma che si rivelerà ai loro occhi con nuove sfumature.






SINOSSI

Nel cuore della foresta di Steamwood si nasconde un oscuro segreto… Astra e Finn sono stanchi di sottomettersi al volere della loro perfida matrigna, la terribile strega Melisande, temuta da tutti gli abitanti del villaggio, esperta fattucchiera e abile seduttrice. Orfani di madre e di padre, tramano vendetta per riconquistare la libertà e riscattarsi delle sofferenze subite. Nulla sanno sul loro passato e sull’identità dei loro genitori, ma sono disposti a rischiare la vita per disseppellire la verità. Affiancati da un goblin delle miniere e dal loro infallibile ingegno, partiranno alla ricerca di ulteriore aiuto, fino a quando qualcosa di infausto e imprevedibile non scombussolerà i loro piani. Un sortilegio, malvagio come le tenebre, che metterà Finn in grave pericolo. Astra dovrà radunare tutto il suo coraggio per proseguire e riuscire nell'impresa, ma non sarà sola. Anche il giovane principe Palidor, ereditario del regno, vuole cambiare il suo destino e combattere in difesa della giustizia. I due, forti dell’obiettivo comune, stringeranno un’alleanza e insieme viaggeranno nei sotterranei della Grande Miniera per negoziare un diverso “lieto fine” con una delle creature più potenti e misteriose di Steamwood: il Narratante. Quanto sarà alto il prezzo da pagare?






Titolo:  Ritorno a Dunwich 2
Autori Vari
Genere: Horror
Pagine: 213
Prezzo: € 2,99 ebook (gratis per kindle unlimited)
Data di uscita: 5 aprile
Link di acquisto: http://goo.gl/TRl248







SINOSSI

Dopo il successo della prima edizione, tornano i racconti ispirati al grande maestro del terrore, H. P. Lovecraft. Dodici talentuose penne per omaggiare il Solitario di Providence con storie originali e ricche di spunti di riflessione.

CALIFORNYATEP di Andrea Berneschi
L’ULTIMO VIAGGIO di Cristiano Fighera
DAL PASSATO di Gaia Zeta
IO SONO IL VERBO di Dario Arzilli
IL PAESE DEGLI ANIMALI di Davide Camparsi
LA SOGLIA di Matteo Pisaneschi
LE COSE DELL’OLTRE di Lorenzo Crescentini
OBSCURA SELVA di Francesco La Cava
IL FATO DEL NAUTILUS di Paolo Fumagalli
SCAMBIO EQUO di Giuseppe Congedo
RITORNO A DUNWICH di Alessia Coppola
IL SONNO OSCURO di Sara Bardi



Che ne pensate? C'è qualcosa che v'interessa? Io sono attirata ed incuriosita da tutte le proposte, è davvero difficile scegliere!


giovedì 24 marzo 2016

Recensione: "Outcast - Il reietto: Questa piccola luce" di Robert Kirkman e Paul Azaceta



« È il mio tocco... sono io. Non c'è bisogno di versare sangue. La mia presenza... l'acqua... la luce... sono troppo per loro. »




Sembra passato molto meno tempo da quando questa avventura è iniziata; eppure, con il settimo albo, "Outcast" questo mese compie il suo primo anno in Italia. A cerchio completo e per l'inizio di un nuovo ciclo di storie, è giunto il momento di fare qualche bilancio. Le premesse, di cui ho discusso dopo la lettura del primo volume, sono andate a consolidare quel punto di partenza intrigante e misterioso che si è snodato e aggrovigliato in sé ancor di più nei numeri successivi. 

Il viaggio insieme a Kyle Barnes ci ha portato a scoprire i segreti più reconditi del suo passato; drammi che l'hanno reso così: un uomo incatenato alle proprie paure, ma con un forte desiderio di ribalta e determinazione nel rivolere indietro la propria vita. Ad affiancarlo in questo, l'insostituibile Reverendo Anderson, figura forse più criptica del protagonista, quello che più fra tutti probabilmente è costretto a mettere in discussione sé stesso e quello in cui ha creduto fino a quel momento. Il rapporto fra i due è di totale compensazione: nonostante i dissapori, quando uno inizierà a perdere di vista l'obiettivo, l'altro troverà sempre il modo di farlo tornare sui propri passi, e viceversa. Il mistero s'infittisce maggiormente con l'arrivo in scena di Sidney, l'uomo in nero di cui al momento ancora si sa troppo poco.

Ma in qualunque direzione Kyle si volti, il Male è sempre pronto ad inseguirlo nell'ombra e negli occhi di chi lo conosce. Lui è la chiave, fonte d'odio e strumento di potere del nemico. Contro le tenebre, quale migliore alleato se non la luce?

La storia nel complesso è ipnotica, una volta immersi in un albo gli occhi scorrono tra le tavole, incapaci di staccarsi fino alla chiusura dell'episodio. "Outcast" è in grado di stregare il lettore e di portarlo sempre più nell'orrore di cui si circonda. L'unico difetto è la grandezza degli albi e la cadenza di pubblicazione (dovuto puramente a scelte editoriali, quindi non direttamente riconducibile alla storia in sé) che, a mio parere, non fanno assaporare appieno la storia; spesso, infatti, mi è capitato di dover rileggere gli ultimi passaggi del numero precedente prima di passare all'ultima uscita. Piuttosto intuibile è un messaggio velato: "Outcast" piace e non ne abbiamo ancora abbastanza.

Di altrettanto e promettente successo è la serie tv, in onda dal 03 giugno, che a tre mesi dal suo debutto ha già conquistato il rinnovo per una seconda stagione. Ci auguriamo che il successo di questa incredibile opera sia soltanto all'inizio. 

giovedì 17 marzo 2016

Recensione: "Eternal War: Gli eserciti dei Santi" di Livio Gambarini



« Fu come essere trascinati giù da un precipizio: ruzzolò fuori, sul selciato delle lande dello Spirito. Alzò gli occhi su Guido e raggelò. La seconda anima, quella più determinata, aveva il torso girato verso di lui. Minuscoli occhi si erano aperti su tutta la sua forma, come nodi sul tronco di un albero. Lo fissavano. »



Quando si ha a che fare con un libro storico, lo scrittore ha il dovere di "informarsi per informare" nella lettura chi acquista la sua opera. Livio Gambarini, giovane scrittore emergente, ha tutte le carte in regola per farsi strada nel mondo dell'editoria e il suo libro historic fantasy, "Eternal War: Gli eserciti dei Santi", ne è la palese prova. Un romanzo autoconclusivo, ma che apre la strada ad una trilogia interessante e promettente.

Con una scrittura d'impatto e coinvolgente, Livio ci conduce indietro nel tempo, durante le guerre tra Guelfi e Ghibellini nella Toscana del Tredicesimo secolo. Le fazioni sono schierate ed impegnate nelle loro sfide terrene: a scuola abbiamo appreso come sia andata. 

Ma quella narrata non è altro che una guerra di copertura: la vera battaglia non è nella Materia, bensì nello Spirito, dove gli Ancestrarchi si affrontano e decidono le sorti dei casati agendo sulle anime dei Patres Familiae viventi.

Kabal, sfrontato guerriero d'altri tempi, è la guida della famiglia Cavalcanti. Quando Cavalcante muore, dovrà fare i conti con il discendente Guido, un giovane con propensione verso la poesia, avente in sé due anime contrastanti fra loro che non si piegheranno docilmente alla volontà dello spirito. Oltre al complesso compito, Kabal dovrà fare i conti con Chiaranima, guida degli Uberti, per tentare il più possibile di mantenere in piedi la sottile pace instaurata.

"Eternal War" è senza dubbio un libro innovativo e complesso. La dualità di cui si compone non appesantisce la scorrevolezza della storia: anzi, ne è il punto forte. Se il mondo terreno ha un tono più lineare anche perché vincolato dalla veridicità storica, il mondo spiritico mostra maggiormente il talento e la fantasia dello scrittore; la descrizione degli ambienti e la caratterizzazione dei personaggi rendono il tutto verosimile. Ho apprezzato molto il ruolo di Kabal e non ho potuto fare a meno di sorridere con l'entrata in scena di un giovane ed impacciato Dante Alighieri.

Guerra e magia si compensano a vicenda e l'immaginario si accosta alla realtà in maniera sorprendentemente intrigante ed originale. Ogni lettore appassionato del genere dovrebbe dare una possibilità a questa storia.

Il prossimo passo sarà recuperare il resto della bibliografia di questo scrittore, per apprendere e confrontarmi con la storia in un modo diverso dal consueto.

martedì 15 marzo 2016

Recensione: "Tenebre e ghiaccio" di Leigh Bardugo



« Il problema del volere qualcosa è che diventiamo deboli. »



Il regno di Ravka è spaccato a metà da oltre un secolo di guerre; la Distesa delle Tenebre, impenetrabile nube popolata da mostri, rappresenta un ostacolo invalicabile, impossibile da superare se non grazie ai soldati e ai Grisha, prestigiosi maghi al servizio del Re.

Alina e Mal sono uniti da un passato difficile e una salda amicizia che li ha portati entrambi, crescendo, ad arruolarsi nell'esercito seguendo diverse mansioni. Quando si troveranno ad affrontare il cammino attraverso la Distesa verranno attaccati da creature alate: qualcosa, in Alina, si risveglia e si espande sotto forma di luce intensa salvando tutti dal pericolo. Scopre così di essere una Convocatrice del Sole: un Grisha dal potente quanto raro potere, l'unico in grado di dissolvere la Distesa.

La ragazza viene così allontanata e portata al palazzo del Re per essere addestrata da maghi più esperti e sotto la supervisione dell'Oscuro, il più forte tra loro.

Ma Alina non è interessata alla vita lussuosa a cui sta andando incontro: inutilmente tenterà di opporsi per non doversi separare dal suo amico, ma ben presto sarà costretta ad arrendersi e fare ciò per cui è stata chiamata.

Il mondo creato dalla Bardugo è particolare e affascinante; nonostante uno stile poco incisivo e alcuni termini simili al russo che hanno messo in difficoltà la lettura, la storia è piacevole e scorrevole.

Promuovo "Tenebre e Ghiaccio", primo libro della trilogia fantasy The Grisha, per essere riuscito a sorprendermi con un colpo di scena inaspettato, che forse tarda un po' ad arrivare ma è determinante per l'esito finale positivo. Speravo, infatti, di non incappare in un potenziale sprecato, concentrato su cose futili piuttosto che sulla reale trama. Sono stata contenta di essermi sbagliata, una volta tanto, e mi auguro che il seguito non deluda; ma anzi, che riesca a migliorare.


lunedì 7 marzo 2016

Recensione: "Vodka&Inferno" di Penelope Delle Colonne



« Amare è dissolversi nelle parole di un altro. Amare è annientarsi. Amare è non esistere più. Mai. Mai. Mai più.»

La morte; quale eterna, crudele ed inevitabile sorte umana. Eppure, per Frattaglia, tutto questo simboleggia il vero inizio della sua piatta vita. Da quel cadavere trovato nel Canal Grande, sbattuto a merce di scambio su un tavolaccio di mercante; su di lui, quella pelle pallida e nuda ha un potere ipnotizzante, tanto da distoglierlo dalle sue amate marionette di stracci. 

Per quel corpo, si fa picchiare e patisce la fame; tutto, pur di rimanere legato ai suoi lisci capelli neri e a quelle labbra ancora morbide e rosee. Con lui, affronta il viaggio di ritorno a casa: dalla marinara Venezia, alla fredda Soroka del 1893. Nel paesino russo, leggende surreali e rivalità concorrenziali fanno da contorno al funerale della salma muta e gelida; il suo nome risuona tombale nell'aria: Viktor.

Poco importa lo stato di servo in cui si ritroverà, Frattaglia rimarrà al suo capezzale, osservandolo oltre il vetro della teca mortuaria. Fino alla notte in cui scopre che il rosso non è solo la sfumatura dei suoi capelli.

Una lenta discesa all'inferno attende la dinastia Mickalov, martoriata da una maledizione lunga quanto il tempo, finora celata al mondo. Ma il potere fa gola e la vendetta è un piacevole passatempo notturno: servita e gustata lentamente.

Il tutto sotto gli occhi oscuri nascosti dietro il becco adunco di un criptico Dottore della Peste, circondato da misteriose verità d'alchimia e magia.

L'atmosfera del gotico puro danza intensamente tra le pagine di "Vodka&Inferno - La Morte Fidanzata", primo di una serie di libri di una delle figure più apprezzate e lette degli ultimi anni. Penelope Delle Colonne imbastisce una corposa storia fatta di amore e morte, del loro indissolubile rapporto che porta a tradirsi e sopraffarsi vicendevolmente.

La scrittura delicata ma affilata intrattiene e nutre riga dopo riga, infondendo sentimenti contrastanti tra il susseguirsi di vicende e colpi di scena, fino al prosciugante epilogo. Una storia che va goduta a piccoli sorsi, come la vodka che infiamma la gola, un toccasana raffinato e crudele per la mente di chi legge.

Una storia che, in un certo senso, volge ad una fine tutta sua. Ma di Penelope piace leggerne ogni sospiro, ed ora che finalmente, dopo anni, la sua creatura ha avuto degna pubblicazione non se ne può più, davvero, fare a meno.



Attenzione: "Vodka&Inferno" è un romanzo gotico. Lo è, tanto quanto "Il castello di Otranto", "Frankenstein" e molte altre storie. Non è un fantasy, né tantomeno urban fantasy. Non troverete l'eroe per cui tifare, né il bello di turno per cui invaghirsi. "Vodka&Inferno" è orrore, dramma, malattia, violenza, sangue che chiama sangue. Non c'è spazio per l'amore vero, se non quello viscerale, ossessivo; rapporti di comodo, di ogni genere, da sfruttare. Se siete anime particolarmente sensibili, potreste rimanere scottati da alcuni contenuti e temi trattati.

Ringrazio la gentile Milena Edizioni per avermi concesso la possibilità di leggere in anteprima questo libro.


mercoledì 2 marzo 2016

Recensione: "La Figlia del Freddo" di Loredana Raciti


« La sostanza di cui sono costruiti gli erranti è il nostro futuro, raggrumato. Sono stati creati da noi, dalle nostre paure del futuro che non conosciamo. Il futuro è il demone comune a tutti, perché ci fa paura. »

In una situazione drammatica in cui l'intera razza umana rischia l'estinzione, sarebbe bello aspettarsi che l'uomo agisca con altruismo, aiutando il prossimo e non solo sé stesso.



Corre l'anno 2030. Mentre tutto lentamente muore a causa del freddo e della semioscurità, gli assetti politici si indeboliscono; fino a sfociare nella terza guerra mondiale. La popolazione tutta ne esce devastata, ferita, e negli anni successivi la mappa geopolitica viene completamente ridisegnata. Ormai in molti si sono arresi a vivere per sopravvivere, solo un gruppo di ribelli lotta per tirare fuori l'umanità dal buio fisico e spirituale in cui si è imprigionata.


Da qui nasce la figura prescelta della Figlia del freddo. Il suo nome è Terra, come il nostro pianeta, una donna forte e dalle incredibili capacità che sacrifica ogni cosa per questa causa. Sarà lei a guidare tutti fuori dalla luce nera, in una nuova realtà prospera e di pace.

"La Figlia del Freddo" è una lettura illuminante, diversa nel suo genere. Non è solo la storia fantascientifica ad intrattenere, ma anche e soprattutto lo spaccato filosofico-spirituale concentrato al suo interno. Vengono, ad esempio, poste domande sulle malattie, sul futuro dell'uomo, il perché è portato ad uccidere e prevaricare sugli altri. Cos'è il mondo spiritico, dove finiremo dopo la morte? Questo, e tanto altro ancora.

Loredana Raciti, senza pretese, dà al lettore interessanti spunti di riflessione, che sì, rallentano il susseguirsi degli eventi, ma che lasciano traccia di sé nei giorni successivi alla lettura. Sta a chi legge coglierne l'interpretazione e il significato profondo. Per questo, non è una lettura che sento di consigliare a tutti a cuor leggero, nemmeno solo a quelli appassionati del genere.

Sicuramente è un testo impegnativo e complesso, ma gratificante. Se siete incuriositi, prendetela come una sfida e immergetevi nella storia senza preconcetti di alcun tipo. La Figlia del Freddo, insieme ad altre figure, vi parlerà tentando di far breccia nel vostro cuore e rendervi coscienziosi di voi stessi e di un mondo che, se sarete in grado, riuscirete un giorno a raggiungere.


giovedì 25 febbraio 2016

Recensione: "Spada" di Alexander Tripood


« Non c'è abilità in te, non c'è talento. Non c'è morale! Non hai le forze per affrontare le conseguenze di ciò che hai fatto. Però riesci ogni volta a cavartela! Ma voglio dirti una cosa: nelle storie, per i personaggi come te non c'è mai un lieto fine! »


Provate ad immaginare come il passato possa influenzare il futuro nella struttura delle città, nelle industrie e nelle mode del momento. Aggiungete, quindi, un tocco fantasy, un pizzico di steampunk e cyberpunk ma soprattutto un eccentrico personaggio di strada.

Come risultato avrete "Spada", fortunata creazione di Alessandro La Monica (in arte Alexander Tripood) autoprodotta e presentata al Cartoomics 2015 ed ora pubblicata da Shockdom in una nuova veste e con un capitolo inedito.

Ci troviamo ad Anghywir, metropoli futuristica dalle tinte medievali. Qui la vita scorre frenetica ed il progresso è, come ben ipotizzabile, all'ordine del giorno.Watt Weland è un tranquillo ragazzo del borgo di Anghyburg, addetto alla manutenzione di droni-postino per la compagnia Knightzon. In un giorno di consegna si ritrova nel bel mezzo di una rapina, scontrandosi letteralmente con Spada Rodriguez: un apparente barbone trasandato che mette pianta stabile in casa sua. Ma chi è Rodriguez in realtà e cosa si cela dietro la sua assidua ricerca?

La prima cosa che salta all'occhio è sicuramente l'ambientazione della storia, non solo per le sue meccaniche, ma soprattutto per l'impatto visivo. Le tavole di Alexander, disegnate e colorate tutte rigorosamente ad acquerello, introducono il lettore in un mondo tanto affascinante e dall'aria antica quanto in lento degrado. I colori sono accesi e delicati al tempo stesso ed anche se il tratto non dà spazio ad ogni singolo dettaglio, ogni elemento ha la sua specifica caratterizzazione, dal borgo alla città ricca, dai vestiti semplici alle armature robotiche.
Difficile individuare chi tra Watt e Spada sia il personaggio predominante: viene presentato uno, poi l'altro; ognuno con la propria storia e i propri misteri ma entrambi si adattano vicendevolmente, creando un duo divertente e degno dei più famosi eroi dei fumetti.

La trama, infine, è originale e complessa, un prodotto che intrattiene il pubblico e ne stimola la curiosità a sapere come le vicende si svilupperanno nei prossimi capitoli.

Se fin da subito un autore riesce a coinvolgere il pubblico, ha buone possibilità di far parlare di sé e diffondere la propria arte.





venerdì 12 febbraio 2016

Recensione: "Mordraud" di Fabio Scalini


« Giuro sugli Dei, che possano crepare tutti in modo atroce, che io non morirò, né ora né mai. Non posso farlo. E, se anche un nemico riuscisse a ferirmi, allora... mi dimenticherò di dover morire. »

Esistono storie che catturano l'anima. La inglobano in sé e la colmano di emozioni che le rimarranno impresse a lungo. Questo è il caso di "Mordraud", una saga fantasy composta da quattro libri scritta da Fabio Scalini e pubblicata a partire dal 2012.

Nella mente di chi legge si fa strada un mondo innovativo, ma dai toni classici dei libri fantasy più conosciuti ed apprezzati, fatto di magia e popoli dalle origini differenti. Un mondo solo in apparenza rigoglioso, in realtà drammaticamente devastato. Ma c'è chi nella diversità riscopre i sentimenti, l'unione data dall'amore, i suoi frutti. 
Dunwich, Mordraud e Gwern, uniti dal sangue, divisi da una guerra le cui cause si sono perse nel tempo. Tra morti e passione, vivono i dolori e le gioie del quotidiano, inseguendo i propri desideri e vendette per ricongiungersi alla fine dell'individuale percorso di formazione (Qui il mio commento a caldo, piuttosto disagiato).

Il secondo libro dà una nuova ondata di emozioni, più variegate rispetto all'episodio antecedente, ma assolutamente non da meno. Se prima la trama è, tra gli alti e bassi, lineare e improntata verso un obiettivo preciso, ora la storia si espande e si sofferma tra micro e macro avvenimenti. Tra volti già visti, nuovi incontri e colpi di scena da mozzare il fiato, il lettore affronterà un nuovo viaggio alla ricerca di una misteriosa entità. All'orizzonte, la carcassa di Cambria che brucia, incapace di risorgere dalle proprie ceneri.

Lo scrittore non lascia mai nulla al caso, ogni scelta dei personaggi ha una motivazione solida, gli avvenimenti descritti sono sensati e gli ambienti creati affascinanti. Ogni elemento ha una propria crescita e soprattutto un'evoluzione psicologica che lascia spiazzato il lettore, ma invogliato ancor di più a continuare la lettura. Le strategie di guerra e le scene di battaglia sono descritte in maniera dettagliata e capace, senza complicazioni né confusione. Lo stile di scrittura cattura e mostra ogni scena in modo preciso e scorrevole; è presente qualche piccola sbavatura data da termini poco appropriati e fuori contesto, comunque risolvibili con un servizio di editing esterno. 

La fine del secondo libro lascia una nuova ma familiare sensazione di vuoto, che fa apprezzare maggiormente l'estenuante attesa per il seguito.

Fabio è tutt'ora per me fonte di grande ispirazione e determinazione. Non si è mai perso d'animo di fronte a tutte le difficoltà che ha incontrato in questi anni. Dai rifiuti e le porte sbattute in faccia è riuscito a trovare la forza per credere, ancora di più, nella sua creazione.

Così ha deciso di pubblicare gratuitamente sul suo sito l'ebook del primo libro, per raggiungere quanti più lettori possibile, anche chi a primo impatto non gli avrebbe dato possibilità. Chi l'ha letto non ha potuto fare a meno di apprezzare un'opera tanto valida.

Ha, inoltre, organizzato presentazioni e partecipato a fiere di indubbia importanza (Lucca Comics & Games, Comicon di San Diego), ha avuto consensi all'estero e ha realizzato con successo il progetto di un cortometraggio, girato a San Marino con l'abile ed esperta partecipazione della compagnia Fera Sancti.

Date poco conto ai pregiudizi sulle autopubblicazioni e fatevi conquistare da "Mordraud" (ripeto, l'ebook è gratuito, non avete scuse!) e dal grande talento di Fabio Scalini.


giovedì 4 febbraio 2016

Recensione: "Dov'è Alice?" di Stefania Siano



« Non ce l'avevo con te, ma con il mio coinquilino noioso e musone. Sai anche tu sei noiosetta e musona. Parlate tutti e due di razionalità, ma lo capite che la razionalità uccide la vita e la mente? »



"Dov'è Alice?"

Arianna è tormentata da questa domanda e dai ricordi dell'infanzia andati misteriosamente perduti. Si aggrappa solo a lei, alla sorellina di porcellana che suo padre le costruì anni addietro per farla sentire meno sola.

Alice è speciale, è una bambola vivente: mangia, pensa, ride e piange.

Il loro legame va ben oltre il rapporto giocattolo-padroncina, per questo Arianna è determinata a trovarla, attraversando su un Tartabus Città dei Sogni, in compagnia dei suoi due più cari amici.

Fino a che, un giorno, giunge in città un misterioso circo...


Stefania Siano è riuscita a tessere una deliziosa favola, con qualche rimando al classico di Carroll, che unisce l'innocenza fanciullesca a momenti cupi e tristi, quelli che vorremmo evitare ad ogni bambino, incapace di comprendere davvero ma con in mano le soluzioni più ovvie ai problemi.

Una nota di merito per Paola Siano, che è riuscita a conquistarmi al primo sguardo, con la sua semplice ma attraente copertina (e la meravigliosa illustrazione del Tartabus. Adorabile!). 

Il fascino legato a questa storia, è dato in particolar modo dall'ambientazione creata, un misto tra fantastico e futuristico. Tutto, qui, può accadere, ma la piccola Arianna dimostrerà una forte volontà e coraggio in mezzo alla Discarica dei Ricordi e nella Periferia Dormiveglia, in compagnia della Vecchia Sdentata e all'interno dello Zuccherificio, che chiede come compenso le risate previste durante la vita di un essere umano. 

Personalmente, è proprio questo luogo che mi ha maggiormente colpito; si può riassumere con questo breve dialogo:

"Per questo i clienti di prima erano così tristi?" chiede Leo.
"Sono affezionati" risponde un po' indignato il negoziante, offeso dalla considerazione.


Il finale è qualcosa di inaspettato; la conferma del talento di una scrittrice al suo debutto che non si è lasciata condizionare da ciò che la circonda: ha permesso che la sua immaginazione scorresse, attraverso le parole, e giungesse ai lettori facendoli tornare bambini.

Infatti, per quanto la storia sia ispirata ad Alice nel Paese delle Meraviglie, non si appoggia totalmente ai riferimenti, anzi: questi vengono disseminati come piccoli fiocchi di neve nel corso della lettura, rafforzando una base di per sé solida e funzionante, senza imporsi troppo né calpestandola.


Questo libro è una storia per tutti, che insegna a non smettere di sognare ed arrendersi totalmente alla realtà.



martedì 2 febbraio 2016

Recensione: "Angelize" di Aislinn


« Ma la voce di lei gli risuonava nella testa, divertita, mentre spiegava in che senso avrebbe restituito loro un corpo: incarnarsi non significa essere vivi.
Lei... la Signora.
Né angeli né uomini. »

Dimenticatevi dei soliti urban fantasy.

Dimenticatevi dei soliti angeli, ma senza snobbarli: potrebbero prendervi a calci per farvi comprendere cose che in realtà non vorreste nemmeno lontanamente sapere.


Gli angeli sono esseri invisibili, incapaci di provare emozioni, incapaci soffrire per il dolore della carne.
Sono esseri crudeli, ci uccidono per potersi reincarnare, mentre noi prendiamo il loro posto e la loro futile identità.

Questo è ciò che è accaduto ad Haniel, Hesediel e Rafael, i protagonisti di "Angelize", fantastica duologia scritta dall'acclamata blogger Aislinn.

"Angelizzati", ibridi. Condannati a vagare per la Terra in eterno, a meno che di compiere il gesto brutale di coloro di cui hanno dovuto prendere le sembianze.

A fronte di un Dio ormai inesistente, una Dea cambia le carte in tavola e permette loro di tornare corporei senza uccidere. Ma non avranno vita facile quando gli angeli "puri", che di puro non hanno più niente, scopriranno quanto successo e si metteranno sulle loro tracce per sterminarli.

Haniel e gli altri saranno di nuovo costretti a nascondersi tra i vicoli della meravigliosa e dannata Milano, chi cercando di proteggere il proprio passato, chi lottando a mani nude per sé stesso.

Aislinn porta in auge un argomento narrativo ricorrente in maniera accattivante e tingendo la sua scrittura con toni cupi e freddi, rendendo palpabile e verosimile l'ambientazione da lei creata. Per quanto in un certo senso la vicenda possa definirsi conclusa, l'epilogo lascia il lettore positivamente disorientato e curioso di sapere come la storia proseguirà.

Se volete leggere qualcosa di spietato e di angeli senza ali candide, questo è il libro appropriato. Niente zucchero, solo il sapore del sangue ferroso in bocca.



venerdì 22 gennaio 2016

Recensione: "Shadowhunters" di Cassandra Clare



« Qualcosa, in quella statua, solleticava la memoria di Clary con inquietante familiarità. C'era una data incisa sul basamento, 1234, e attorno a essa le parole: NEPHILIM: FACILIS DESCENSUS AVERNI. - Quella sarebbe la Coppa Mortale? - chiese Clary.
Jace annuì. - E quello è il motto dei Nephilim... dei Cacciatori.
- Cosa vuol dire?
Il sorriso di Jace fu un lampo bianco nell'oscurità. - Significa "Cacciatori: strafighi in nero dal 1234".
- Jace...
- Significa - disse Geremia - "La discesa all'Inferno è facile".
- Carino - disse Clary. La sua pelle fu percorsa da un brivido, nonostante il caldo. »



Questa è una recensione un po' particolare, diversa da quelle che ho scritto finora. Non parlerò di un libro soltanto, ma farò un excursus attraverso la saga urban fantasy che mi ha accompagnato da circa 10 anni a questa parte.

Sto parlando di "Shadowhunters" una serie di libri scritti dalla talentuosa Cassandra Clare. Sebbene ci siano pareri contrastanti a riguardo, ho con questa storia un legame affettivo talmente intenso che mi porta a definirla una delle poche, se non in assoluto, storia di questo sottogenere fantasy che riesco a seguire e ad apprezzare davvero.



Nonostante abbia ultimamente il piccolo timore che la Clare rischi di tirare troppo la cinghia, per me i suoi libri hanno fin da subito rappresentato una garanzia. Il mio timore è però dovuto alla quantità di libri ambientati nello stesso mondo che piano piano stanno andando ad accumularsi; ma al momento, la scrittrice è riuscita a mantenere alto il livello delle sue opere con idee innovative e sorprendenti.

Al momento, la serie è così composta:

.Shadowhunters (The Mortal Instruments)

La serie principale e più lunga, composta da ben sei libri e ambientata a New York nei primi anni del 2000.

-Città di Ossa
-Città di Cenere
-Città di Vetro
-Città degli Angeli Caduti
-Città delle Anime Perdute
-Città del Fuoco Celeste

.Shadowhunters - Le Origini (The Infernal Devices.)


Trilogia ambientata a Londra nell'epoca vittoriana, con personaggi differenti e pubblicata dopo Città di Vetro, alternandosi di anno in anno con gli altri libri di The Mortal Instruments. I titoli sono:


-L'angelo
-Il principe
-La principessa

Shadowhunters - The Dark Artificies (The Dark Artificies)

Trilogia ancora inedita, ambientata a Los Angeles nel 2012, cinque anni dopo gli avvenimenti narrati in Città del Fuoco Celeste.

-Lady Midnight (in uscita il prossimo 8 marzo, in Italia sarà disponibile dal 15 marzo con il titolo "Signora della mezzanotte")
-Lord of Shadows
-The Queen of Air and Darkness

Shadowhunters - The Last Hours

Trilogia ambientata nel 1903 successiva agli avvenimenti della trilogia vittoriana. Al momento sono disponibili solo i titoli:

-Chain of Thorns
-Chain of Gold
-Chain of Iron

Shadowhunters - The Wicked Powers

Trilogia che, salvo altre decisioni, completerà l'intera saga (considerando che nel lontano 2007 Shadowhunters veniva pubblicizzata come trilogia, tutto può succedere con la nostra Cassandra). Della storia si hanno poche informazioni, se non che è ambientata pochi anni dopo The Dark Artificies con protagonisti due ragazzi omosessuali.

Ad accompagnare ed arricchire questo mondo sono stati inoltre creati i seguenti libri:

-Shadowhunters - Pagine rubate: una breve raccolta di racconti che riprende fatti della serie principale con punti di vista e spunti diversi da quanto già scritto.

-Shadowhunters - Il Codice: più che una storia è il manuale dei Cacciatori. All'interno sono raccolte immagini, appunti, la classificazione dei demoni e delle rune e molto altro. Una piccola chicca, per i più curiosi (e ossessionati).

-Le Cronache di Magnus Bane: una raccolta di 10 racconti scritta in collaborazione con altri scrittori, narra le vicende di Magnus Bane, il potente stregone che più volte arriva in soccorso degli altri personaggi (con grande carisma ed eccentricità; il mio personaggio preferito in assoluto).

-Le Cronache dell'Accademia Shadowhunters: una raccolta di 10 racconti scritta in collaborazione con altri scrittori, narra le vicende di un personaggio (di cui preferisco non fare il nome) all'interno dell'accademia.

Per i neofiti, consiglio come cronologia di lettura l'ordine di pubblicazione dei libri: benché, ad esempio, tra The Mortal Instruments e The Infernal Devices ci siano secoli di differenza, ci sono degli elementi ricorrenti che intrecciano elegantemente le due storie in un filo conduttore che letto in altro modo non darebbe le stesse emozioni.

La protagonista della serie principale, quella su cui mi soffermo brevemente, è Clary Fray, comune quindicenne newyorkese che, presa la decisione di trascorrere una serata al Pandemonium Club, si ritrova ad essere testimone di un omicidio: la vittima è quel ragazzo dai capelli blu che tanto l'aveva attratta. I colpevoli, degli adolescenti con rune tatuate sul corpo e spade di cristallo. Ben presto scoprirà un mondo che per tanto tempo le è stato celato, e che i ragazzi di quella sera, gli Shadowhunters, sono cacciatori di demoni.
Sono maggiormente affezionata ai personaggi e alle vicende di The Mortal Instruments, ma ho apprezzato di più l'ambientazione vittoriana (come tutte le volte in cui mi ritrovo a leggere qualcosa ambientato in quell'epoca); l'atmosfera gotica e gli elementi steampunk si sposano alla perfezione con la storia narrata.

Nel 2013 è uscito inoltre nelle sale cinematografiche "Shadowhunters - Città d'ossa", l'adattamento del primo libro con protagonisti Lily Collins e Jamie Campbell Bower. A fronte dei riscontri negativi e dei bassi incassi, la produzione dei seguiti è stata quasi subito cancellata. 

FOCUS ON "SHADOWHUNTERS - THE MORTAL INSTRUMENTS"


Questo post è stato scritto oltretutto in occasione dell'uscita, lo scorso 12 gennaio, della serie tv ispirata alla saga. Nuovi registi, nuovo cast. E, purtroppo, nuova storia.


Bisogna ammettere che siano state date innumerevoli occasioni a questa saga, molte più di quante siano state date ad altri prodotti di altrettanta, se non superiore qualità. Eppure, anche non volendo avere aspettative, il mio responso è per l'ennesima volta negativo, tanto da affermare che per certi versi il film sia stato migliore.

Capisco l'intenzione di voler avvicinare alla storia sia persone che hanno letto i libri che non, offrendo diversi elementi rispetto a ciò che è stato scritto, un po' come accaduto con prodotti come The Walking Dead e Game of Thrones. Proprio per questo, già prima della messa in onda, sapevo di non dover avere aspettative, né nutrire speranze.

Ma in ogni caso, dopo cinque minuti del pilot, non ho potuto fare a meno di rimanere perplessa e scuotere la testa ripetutamente. Non si può negare che gli attori scelti siano di bella presenza scenica e aspetto, ma il livello recitativo dei più è abbastanza alle prime armi, quasi troppo impostato. Katherine McNamara e Dominic Sherwood non mi convincono per niente nei panni di Clary e Jace. Più tollerabili sono stati Matthew Daddario e Emeraude Toubia (i fratelli Lightwood) e Alberto Rosende (nel ruolo di Simon Lewis) nonostante abbia apprezzato di più la performance di Robert Sheehan nel film.

Le vicende che si susseguono vengono presentate in maniera troppo frenetica, alcune scene sono completamente no sense (Jocelyn che per il diciottesimo compleanno della figlia le regala uno stilo, però poi tiene a precisare che vuole ancora tenerle nascosta la verità. Cioè, scusa?)

Si sa, comunque, che questo è un prodotto che non ha come obiettivo la perfezione, il produttore Ed Decter ha voluto fin da subito metterlo in chiaro. Ma al tempo stesso, si nota immediatamente che la serie manca di mordente e che viva del fatto che "tanto i fan la guarderanno comunque". Questo però va a scontrarsi pesantemente con l'intenzione spiegata poco più in alto; la prova lampante è il calo di ascolti che ha caratterizzato la seconda puntata.

Detto questo, continuerò comunque la visione della serie per avere un quadro più completo della storia e degli attori nei rispettivi ruoli.

A tutti i fans: prendetela per quello che è. Se anche Cassandra Clare è stata d'accordo sulle modifiche attuate per questo adattamento, è giusto che venga comunque rispettato sia il lavoro fatto, ma soprattutto le decisioni prese dalla creatrice stessa di questo oscuro mondo.



giovedì 21 gennaio 2016

Recensione: "Fire Sign: La Portatrice del Krips" di Alessia Coppola




« E rivedo quel lupo che mi faceva compagnia da bambina: i suoi occhi magnetici sono quasi un conforto, il suo manto nero brilla di sfumature scarlatte, mentre lancia un ululato che mi fa inabissare il cuore. »



Alessia Coppola è una di quelle scrittrici che ho puntato da parecchio tempo, ma di cui ancora non avevo avuto modo di leggere nulla.


Poco tempo fa mi si è presentata l'occasione, finalmente, di leggere una delle sue ultime storie pubblicate: "La portatrice del Krips", prima novella della serie Fire Sign così composta:

-La Portatrice del Krips (23 Novembre 2015)

-La Rivolta dei Nurhan (Inedito)
-La Stella di Silver (Inedito)

Noi li chiamiamo angeli, ma non lo sono. Nurhan è il loro nome e sono i guardiani del Cosmo. Uriel è il guardiano del fuoco e ha come scopo guidare i Portatori del Krips, coloro che aprono i portali dell'Inferno e vi rinchiudono i demoni.
Se pensate che tutto questo sia assurdo, immaginate la reazione della giovane Silver, costretta a seguire il proprio destino al fianco di colui che da sempre le è stato accanto, alla ricerca di Xantu, uno dei demoni più forti e antichi esistenti.

Devo dire che questa scrittrice non ha per nulla deluso le mie aspettative. Con il suo stile di scrittura, è riuscita fin dalle prime pagine ad inglobarmi nel mondo da lei creato, fino al finale. Essendo poco più lunga di un racconto, questa storia è una lettura veloce, che fa compagnia al lettore per un paio d'ore, lasciandolo poi con il fiato sospeso e in attesa impaziente di scoprire cosa accadrà ai personaggi nel prossimo racconto. 

Come sempre, lascio il link di Amazon da cui potete comodamente acquistare il libro.

mercoledì 20 gennaio 2016

Recensione: "Una scintilla nell'oscurità" di Emanuela Riva



« Forse speravo che la mia vita cambiasse radicalmente, magari con qualche avventura pericolosa, con un pizzico di adrenalina e un amore intenso all'inverosimile. Ma per il momento mi accontentavo dei miei incubi che erano altrettanto intensi e terrorizzanti. »


L'opera che presento oggi s'intitola "Una scintilla nell'oscurità" ed è il primo libro di una trilogia urban fantasy a tema vampirico, edito da Trame dei Sogni e acquistabile su Amazon e nei migliori store online.

Ringrazio la gentile autrice Emanuela Riva per avermi personalmente inviato una copia.

La protagonista è Emma Sullivan, un'adolescente orfana che vive in un piccolo paese del Trentino insieme al fratello Jason. Un giorno, durante un'uscita con le amiche, si scontra con Adam Cooper, sfrontato quanto affascinante ragazzo di cui Emma difficilmente riesce a scordarsi. Senza ancora saperne il motivo, entrambi si sentono attratti l'uno dall'altra, nonostante lui si sforzi di starle lontano a causa del suo misterioso passato e reale natura.

È inevitabile accorgersi di vari elementi ricorrenti già in altri libri in commercio: la trama, infatti, è ciò che di più semplice ci si possa aspettare. 

Ben altro ha attirato la mia attenzione, uno fra tutti il concetto di vampiro come creatura di Dio.

Si racconta, appunto, che all'alba dei tempi Dio prese la linfa dell'albero della Vita e creò Adam e Ive: carnivori e bevitori di sangue, ma incapaci di riprodursi e stare ai suoi ordini. Così, creò due mortali: Adamo ed Eva. Arrabbiati, Adam e Ive ammaliarono i due mortali facendo loro mangiare i frutti proibiti, poi fuggirono dall'Eden. Ma Dio li maledisse trasformando Ive in uno spirito e condannando Adam a vagare sulla Terra per l'eternità.

Questo cosa comporta? Che la Chiesa faccia di tutto per insabbiare la realtà dei fatti, ovvero che non fu l'uomo la prima creatura ad immagine e somiglianza di Dio.

Ma chi è Emma in realtà? Perché è così speciale da attirare l'attenzione del prete del paese? Tengo a precisare che nulla è come sembra (non mi permetterei mai di svelare tutti i misteri di una trama) e che le risposte non sono poi così scontate.

Ho quindi apprezzato non tanto la storia d'amore, quanto l'ambiente che circonda i personaggi.

La scrittrice è riuscita a giostrarsi bene tra il lato romantico e le descrizioni crude di un ambiente oscuro fatto di violenze e omicidi; su questo bisogna farne atto. Ma purtroppo c'è più di un elemento che mi ha infastidito durante il corso della lettura. Lo stile di scrittura non è sempre lineare, si passa da periodi in cui si ha ben chiara la situazione, a strafalcioni e frasi non fluide che mi hanno lasciata non poco disorientata. I dialoghi molto spesso non sono intervallati da alcuna descrizione e quando un terzo personaggio si intromette nel discorso non è subito intuibile, più volte mi sono trovata a chiedermi chi stesse parlando in quel momento. Inoltre, la mancanza di stacco tra una scena e l'altra mi ha costretto a rileggere alcune scene prima di comprendere e proseguire con la lettura.

Possono essere elementi che soggettivamente hanno più o meno importanza, ma spero di poter essere d'aiuto all'autrice dicendo che è necessario un ulteriore lavoro di editing per migliorare quella che è, tutto sommato, una lettura piacevole specie per gli amanti del genere.


Auguro ad Emanuela buona fortuna per il suo primo romanzo pubblicato, e rimango in attesa di sviluppi e novità, specie per quanto riguarda il seguito di questa storia.




lunedì 4 gennaio 2016

Riflessione: "I libri distillati" di Centauria



Sono disteso su un lettino freddo e duro.
Riesco a malapena a muovermi, mi guardo intorno.
Che ci faccio qui?
Ah, sì. La chiamata. L’intervento.
“Gentile cliente, è stato selezionato per entrare a far parte di un progetto senza precedenti che rappresenterà un grande passo per il genere umano. Si senta fortunato, la pagheremo bene oltretutto. Si presenti domani al suo ospedale di fiducia.”
Non so cosa mi abbia convinto ad imbarcarmi in una situazione del genere. Ma ora sono qui, il chirurgo mi fissa da dietro quell'inquietante mascherina. Prende un bisturi e lo avvicina al mio petto scheletrico. Non sento nulla, ma vedo tutto.
Che diamine sta facendo?
Cerco di aprire la bocca, ma le parole non escono, solo dei mugolii. Strabuzzo gli occhi per attirare la sua attenzione.
Fermate questo pazzo! Mi sta sventrando!
L’infermiera mi guarda sorridente, io ricambio con una smorfia di disgusto.
"Come si sente, caro signore? Non si preoccupi, finito qui sicuramente avrà una sensazione di… leggerezza. Ma sì, cosa se ne farà di tutti quei capillari? Qualche ciglia in meno non intaccherà di certo la vista! Aorta o vena cava, le lascio libera scelta."
Chiudo gli occhi, mi rassegno. Vorrei solo che fosse un incubo. Il dolore che mi sopraffarà tra qualche ora sarà indescrivibile. Che cosa dirò a mia moglie?

***

« Abbiamo ridotto le pagine non il piacere. »

Per chi ancora non fosse a conoscenza degli ultimi avvenimenti, faccio un passo indietro e ne parlo.

Di tale Centauria e del progetto "Distillati: al cuore del romanzo". La quale, come unico effetto positivo, è riuscita ad unire l'intera opinione pubblica contro la propria proposta editoriale.

Negli ultimi anni ho assunto un certo atteggiamento, condivisibile o meno, nei confronti di ciò che fa scalpore e dibattito, che mi porta a fare silenzio su alcune questioni. Perché purtroppo, nel bene e nel male, se si parla di qualcosa si dà a quella cosa un'importanza immeritata (se parliamo in negativo). Basta ignorare, e i fallimenti coleranno a picco.

Ma in questo caso, se posso difendere l'identità chiamata "libro", combatto ed esprimo il mio sdegno.

Si parla di progresso. Per ogni argomento, si punta alla convenienza e alla comodità. L'editoria in questi ultimi anni è una delle protagoniste indiscusse: il digitale sta scavalcando sempre di più il cartaceo.

Quindi, cosa propone il progetto dei libri distillati? Un riassunto dei libri, come anche in passato si è provato a fare?

No.

I libri distillati sono libri tagliati. Privi di parti probabilmente ritenute superflue alla lettura. Così, eliminate.

Il signor Rossi di qui sopra non mi sembra così felice delle sue parti superflue fuori dal corpo. Voi lo sareste?

Tutto questo perché? Perché c'è una fetta di persone che non trova il tempo di leggere.

No, Centauria, non hai capito. Non è così che bisogna andare incontro al pubblico. Se le persone amano leggere, e "leggere" è un'attività a cui tengono nonostante gli impegni, quelle persone troveranno un momento della giornata in cui si siederanno comodamente e leggeranno.

Io per prima ho tanti interessi e impegni, provo nostalgia delle giornate di qualche anno fa passate interamente a gustarmi un libro. Forse ora leggerò meno, ma non scambierei mai questi libri per tutto il tempo del mondo.

Te lo ripeto, persona che hai poco tempo per leggere: i libri distillati non sono libri riassunti. Non sono libri, punto. Non spendere soldi convinto di leggere ed aver guadagnato tempo.

La riflessione che vorrei fare, non è tanto a sfavore della suddetta casa editrice. Come ho già detto, i fallimenti coleranno a picco da soli.

La protagonista indiscussa è la cultura. Secoli e secoli di cultura che improvvisamente si vuole eliminare. Davvero, mettetevi nei panni del protagonista del racconto iniziale, perché è così che i libri selezionati per questa follia si devono sentire: privati di loro stessi.

No, non ne faccio un dramma. Sono solo una ragazza che ama i libri. Distilliamo una squadra di calcio: togliamo il portiere, ci sono già i difensori che proteggono la propria area di gioco. C'è già indignazione per le scene tagliate dei film senza che io stia qui a citare qualcosa.

Leggere non è una moda. Un libro ha bisogno di dedizione e tempo, che piaccia oppure no.

Ci possiamo lamentare dei prezzi sempre più proibitivi, questo sì. Ma non ci sono giustificazioni per un tentativo di approccio alla lettura tanto sbagliato come questo.

Se sei pigro o vuoi leggere solo per farne un vanto, la lettura non fa per te. Un libro, in questo, non può venirti incontro, né tu avere la presunzione di sminuire il lavoro di una persona che ci ha messo passione e tempo per scrivere.

Piuttosto, non avere paura di leggere. Non si fa peccato a trascorrere dei momenti all'interno di un altro mondo e un'altra vita.

Non distillarti ma ubriacati, ubriacati di storie e libri: lasciano emozioni uniche e ci rendono individui migliori.


domenica 3 gennaio 2016

Visione: "Sherlock: The Abominable Bride" - Episodio Speciale



« Dead is the new sexy. »


Ebbene, il giorno è arrivato. Dopo due anni di assenza, Sherlock è tornato ad emozionarci.

Per chi non la conoscesse, "Sherlock" è una serie tv britannica liberamente ispirata ai racconti del celebre Arthur Conan Doyle, creata da Steven Moffat e Mark Gatiss e interpretata da Benedict Cumberbatch (Sherlock Holmes) e Martin Freeman (John Watson).

C'è sempre stata una forte diatriba tra chi ama e chi non apprezza questa serie. Personalmente, faccio parte della prima categoria.

Quello che è andato in onda l'1 gennaio 2016 è un episodio speciale, della durata di 90 minuti, ambientato nella Londra vittoriana del 1895. Per chi seguisse in italiano la serie, non dovrà aspettare molto per questo episodio: il film infatti, grazie a Nexo Digital, verrà trasmesso nei cinema italiani il 12 e il 13 gennaio.


Per l'occasione, la sigla è stata riadattata con una carrellata di immagini d'epoca, in grado di far entrare lo spettatore nell'atmosfera giusta. Alcuni tra i personaggi già noti si trasformano: ed ecco sullo schermo una Molly Hooper travestita da uomo e Mycroft con parecchi chili in più. L’intesa Cumberbatch-Freeman non è calata con il tempo; e anzi, fin da subito, con la scena del primo incontro della coppia, riemergono le emozioni provate in questi anni da chi li ha sostenuti.


La trama principale si intreccia con un delicato quanto importante tema politico dell'epoca: la nascita del movimento delle suffragette e la lotta per l'emancipazione femminile. Emelia Rigoletti è una sposa suicida, apparentemente risorta per uccidere il marito e coloro che non rispettano la figura femminile e i suoi diritti. Watson è convinto che la donna sia davvero un fantasma, ma Sherlock, come prevedibile, è convinto che la spiegazione sia un'altra. Hanno quindi inizio le loro indagini tra ambienti gotici e atmosfere macabre, alla ricerca della verità nascosta dietro quel velo bianco.

L'episodio è assolutamente godibile, ho adorato la resa della Londra vittoriana e i dialoghi sono orchestrati magistralmente. Un altro punto a favore di una delle serie che, nonostante l'estenuante attesa tra una stagione e l'altra, aspetto ogni volta con trepidazione.

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Piccolo paragrafo contenente spoiler.

Ma per l'ennesima volta, e mai impariamo ad aspettarcelo, Moffat e Gatiss si prendono gioco del pubblico.  Se "The abominable bride" era stata presentata come una storia a sé stante, quindi  "fuori continuity" rispetto alla serie, durante la visione ci si ritrova sempre più a fare i conti con degli elementi che non sono totalmente scollegati dagli eventi finora narrati. L'intero caso altro non è che un viaggio dello spettatore all'interno del palazzo mentale di Sherlock, in cui si rifugia, alla fine dell’ultimo episodio della terza stagione, alla ricerca di una spiegazione del possibile ritorno del defunto Jim Moriarty. Per Holmes, la sua nemesi non se n’è mai andata; di sicuro non dalla sua mente, dove si annidando le sue più recondite debolezze. Il loro rapporto è anche più intenso e complesso rispetto a quello instaurato con Watson, un equilibrio e contrasto tra lucidità e follia che, forse, non avrà mai davvero fine. Questo elemento fa da ponte tra la terza e la quarta stagione, che purtroppo non uscirà prima del 2017. Il colpo di scena che fa rimanere di stucco i fans e che rimarca ancora una volta l’apprezzamento per questa serie.

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Non resta quindi che portare ancora una volta pazienza e attendere che il genio di Moffat e Gatiss torni a sorprenderci con una nuova carrellata di episodi.

Personalmente, "Sherlock" è una serie tv apprezzabile da chiunque, senza avere particolare gusto per il genere giallo, in grado di unire serietà a siparietti divertenti (con la presenza di tanto fan service, inutile negarlo). Non c'è nemmeno il timore di non riuscire a mettersi in pari, considerata la cadenza con cui ogni stagione è uscita in sei anni. 

Insomma, non ci sono scusanti: guardate e adorate.


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