sabato 22 aprile 2017

Visione: "13 Reasons Why" ("Tredici") di Brian Yorkley


« Mangia qualcosa e mettiti comodo, perché sto per raccontarti la storia della mia vita. Anzi, più esattamente, il motivo per cui è finita. E se tu hai queste cassette, è perché sei uno dei motivi. »



Quando mi vedo costretta a fermare la visione di tutto quanto per potermi dedicare ad una sola ed unica serie tv, è segno che il prodotto abbia un incredibile valore e che sia appena entrato nelle mie classifiche di sempre.


Titolo:
"Tredici" ("13 Reasons Why")
Genere: Teen Drama, Thriller
Paese: Stati Uniti
Stagioni: 1
Status: COMPLETA







Il fenomeno Netflix del momento, "13 Reasons Why", è una serie tv di tredici episodi diretta da Brian Yorkley e prodotta dalla cantante e attrice Selena Gomez, tratta dall'omonimo romanzo di Jay Asher.

Quali sono le ragioni che possono portare un adolescente a suicidarsi?
Questa è la storia di Hannah Baker e delle tredici ragioni per cui ha preso la decisione di togliersi la vita. Lei stessa è la voce narrante, l'unica traccia impressa all'interno di file audio su cassette.

Clay Jensen, suo compagno di scuola, inizia ad ascoltarle. Non ha la forza di sentirle tutte insieme e subito. Spesso è costretto a fermarsi e forte è la tentazione di non proseguire. Se lui ha ricevuto le cassette, è perché in parte è responsabile di quella morte. Ma non comprende, non subito almeno, quali elementi possano spingere una persona a compiere un gesto tanto tragico.
Il mistero diventa sempre più fitto, le persone coinvolte fanno di tutto per salvare le apparenze e negare. Perché quella è la verità di Hannah Baker, non la loro.
I suoi genitori non si danno pace e anche per loro inizia una ricerca nell'ignoto.

Ciò che più impressiona è la crudezza con cui sono state girate certe scene. Ma è giusto essere espliciti, per trasmettere il meglio possibile la gravità di determinati gesti da una parte e per prevenire e salvare da azioni avventate dall'altra.

Ogni episodio dura un'ora, ma non risulta pesante, l'attenzione rimane alta dall'inizio alla fine, tanto da farmi diventare impaziente nello scoprire tutte le verità di Hannah.

Le motivazioni che mi spingono a pensare che la visione di questa serie tv nelle scuole possa portare solo a conseguenze positive appaiono chiare soltanto dalla trama della storia.

Eppure, il messaggio di "Tredici" è estremamente preciso: parlare di questi argomenti il più possibile, perché chi subisce violenza o bullismo spesso non ha il coraggio di dirlo apertamente, nemmeno a persone vicine che provano affetto per lei. Questo è causato dall'ambiente in cui un giovane liceale vive, che impone un certo tipo di comportamento che però porta automaticamente a creare stereotipi e pregiudizi.
Nascono quindi situazioni in cui perfino una parola di troppo, o un sorrisetto fatto nel momento sbagliato, pesano come un macigno sull'anima della vittima, rendendo l'artefice del gesto un ignaro responsabile.

Clay, giorno dopo giorno, si rende conto perfino della potenza di una frase non detta. Sente l'istinto di rimediare in qualche modo, iniziando a fare giustizia per conto suo.

Lo scopo della storia non ha nulla a che vedere con la giustizia; da qui il finale aperto, che non porta alla conclusione che chiunque può aspettarsi. Sicuramente le conseguenze ci saranno, così come le magre consolazioni di chi più ha sofferto. Ma il lieto fine non esiste, ciò che viene mostrato è che anche le più piccole cose possono fare male alla gente.

Se non sai cosa sta passando una persona, non giudicare, non fare nulla. Non è un tuo diritto, né di nessun altro.

Specie a fronte delle notizie di cronaca nera degli ultimi mesi, è necessario evitare una cosa che all'apparenza può sembrare innocente e divertente da fare, ma che di fatto distrugge l'identità di una persona, che arriva al punto di non farcela più a continuare in questa vita e la fa finita, spesso, anche qui, tra giudizi indecenti e inappropriati.

"Se l'è cercata" is the new "Me ne lavo le mani".

giovedì 20 aprile 2017

La mia esperienza a Tempo di Libri




Unico giorno, per me, alla fiera dell'editoria milanese "Tempo di Libri", che si svolge a Rho Fiera dal 19 al 23 Aprile.
Ho i piedi doloranti e la schiena a pezzi, ma sono felice e soddisfatta di questa giornata.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla quantità di case editrici che ho trovato, nonostante il Salone del Libro di Torino sia alle porte. Mi ha fatto ancora più piacere trovare stand di piccole case editrici indipendenti: sono dell'idea che questo genere di eventi sia così prezioso per loro, per potersi far conoscere e fare più facilmente a gomitate con colossi del calibro di Feltrinelli, Sperling&Kupfer e Mondadori, che non mancano mai di partecipare alle fiere.

Ho potuto finalmente incontrare Alessio Rega di Les Flaneurs Edizioni, la simpaticissima Alice Chimera e le meravigliose donne della redazione di Triskell Edizioni.
Grazie al team della Tunué, che mi ha accolto letteralmente a braccia aperte. Grazie a tutti, per il calore dimostrato.

Per quanto sia sempre tanta la tentazione di arraffare quantità spropositate di libri, la mancanza di sconti significativi mi ha fatto desistere dall'estrarre il portafogli a destra e a manca. Sono sempre stata dell'idea che una fiera, di qualsiasi genere, sia un'occasione per chi compra di trovare offerte vantaggiose, di conseguenza una possibilità maggiore per un editore di vendere di più, senza rimetterci i costi dello stand. Un piccolo omaggio, come segno di riconoscenza, è sempre gradito. I clienti tornano più volentieri la volta successiva.

Non è un discorso che coinvolge chiunque fosse presente, avessi potuto avrei sostenuto maggiormente gli editori. Quando avrò uno stipendio fisso, giuro che mi riscatterò!

Proprio per questo, lo stand del Libraccio è stato costantemente pieno di persone, che ne uscivano cariche di libri dai 3€ in su e scontati fino al 50%. Bello, ma questo dovrebbe far riflettere tutti.

Punto dolente, più per gli espositori che per i visitatori, è stato il pubblico scarso. Si spera che nel weekend le cose possano migliorare.
Complice questo fattore, in poco più di mezza giornata è stato possibile girare i due padiglioni in tutta tranquillità. Gli ospiti e gli eventi più succulenti, purtroppo, si concentreranno tutti circa tra domani e domenica. 

Chi ha la possibilità di andare, vada. Ne è valsa davvero la pena!

Eccome, se ne è valsa!
Un ringraziamento speciale va alla Signora Mamma Lontra, che ha passeggiato tra uno stand e l'altro con la sottoscritta. La fiera da sola, senza di te, non avrebbe avuto lo stesso valore. 


mercoledì 5 aprile 2017

Visione: "Grimm" di David Greenwalt e Jim Kouf



« The wolf thought to himself... what a tender young creature. What a nice plump mouthful... »



Il 31 marzo scorso si è conclusa una serie tv che negli anni ho apprezzato molto, ma che forse è rimasta un po' indifferente agli occhi dei più.

Sto parlando di "Grimm", serie televisiva statunitense trasmessa su NBC dal 28 ottobre 2011 e composta da sei stagioni. In Italia è attualmente in corso.

Titolo:
"Grimm"
Genere: Dark Fantasy, Poliziesco
Paese: Stati Uniti
Stagioni: 6
Status: COMPLETA



Come è intuibile dal titolo, la storia è ispirata in parte alle celebri favole dei Fratelli Grimm, ma con un tono più oscuro e con una trama di fondo poliziesca.

Il protagonista è Nick Burkhardt, un detective di Portland che scopre di avere una singolare abilità: vedere "il lato oscuro" di chi lo circonda, osservando i volti delle persone cambiare e rivelando la loro reale identità. 
Solo con l'incontro di sua zia Marie, l'uomo scopre un'importante verità alle radici della sua famiglia: egli infatti è un "Grimm", l'ultimo di un'antica famiglia di cacciatori. 
Le storie narrate dai famosi scrittori non sono finte e addossano su di lui un unico scopo: combattere le creature sovrannaturali "Wesen": esseri umani il cui lato oscuro assume fattezze animali.
Al suo fianco avrà il collega Hank e l'amico Monroe, un Blutbad con il volto da lupo, che introduce Nick al mondo sotto la superficie.



In generale, la serie ha avuto alti e bassi, sia per quanto riguarda il ritmo degli episodi, sia per la trama orizzontale. Aggiungendosi il fatto che, purtroppo, la serie è apprezzata da tanti, ma non così tanti, ha portato alla decisione di fare un'ultima stagione un po' più corta rispetto alle precedenti, passando da 22 episodi a 13.

Trovo che l'aspetto investigativo della serie sia stato inserito in modo interessante, ma soprattutto i casi dei primi episodi sono fini a sé stessi, rallentando appunto la narrazione. Nel momento in cui la trama prende piede, i produttori sono stati in grado di creare episodi al cardiopalma, spesso con finali di stagione sconvolgenti e ricchi di cliffhanger.


Pian piano, gli spettatori vengono immersi in un magico mondo oscuro, pieno di creature differenti tra loro, sia come aspetto che caratterialmente. Diventa quasi automatico affezionarsi ai vari personaggi che vengono presentati: dal protagonista ai poliziotti Hank e Wung, ai Wesen, che siano questi buoni o cattivi.

I legami sono inizialmente difficili da creare, ma è bello il messaggio che la serie vuole trasmettere, in chiave fantasy, presentando rancori radicati nel tempo e diversità: le guerre secolari non definiscono le persone nel loro presente, anche se queste sono i vostri predatori e voi le loro prede.

Ho adorato la dolcezza del rapporto tra Monroe e Rosalee (Fuchsbau dalle sembianze di volpe) e forse è questo che più di tutto mi mancherà: i loro sguardi pieni d'amore, ma anche pieni di forza e determinazioni di fronte agli ostacoli, per la scelta controcorrente di sostenere un Grimm. Mi mancherà l'erboristeria della coppia, piena di intrugli e libri esoterici decorati accuratamente, su cui sarebbe bello poter mettere mano.

Mi è piaciuta l'atmosfera buia delle fiabe rivisitate che riesce comunque a fare spazio a scene divertenti ed esilaranti, ma non per questo fuori posto.

Il finale c'è e non mi è dispiaciuto: forse è un po' affrettato, ma lascia la giusta nostalgia per una serie tv che si è lasciata guardare per sei anni e che mi ha lasciato dentro sensazioni positive.



giovedì 30 marzo 2017

Death Note: trailer e data d'uscita per il film targato Netflix


« In fondo l'ho sempre pensato... questo mondo fa schifo. »


Improvvisamente, un quaderno cade dal cielo e finisce sulla Terra.
Un ragazzo lo raccoglie.
Sulla copertina, una scritta: "Death Note".


Questa scena mi fa tornare indietro di una decina d'anni, quando Mtv era ancora un canale di musica e il martedì sera trasmetteva "Anime Night", un appuntamento fisso grazie a cui ho sviluppato la mia passione per l'animazione giapponese.

L'anno scorso, la piattaforma Netflix ha annunciato la produzione dell'adattamento a film di "Death Note", opera scritta da Tsugumi Oba e disegnata da Takeshi Obata. La serie manga viene pubblicata dal 2003 e portata in Italia tre anni dopo dalla casa editrice Planet Manga. Dal 2016 viene inoltre creata una serie animata, formata da 37 episodi e disponibile anche in italiano.


In poco tempo e nonostante le tematiche controverse, "Death Note" diventa un fenomeno a livello mondiale, con diverse opere derivate tra cui due live action di produzione giapponese, musical e videogiochi.


La storia è incentrata sulla vita dello studente modello giapponese Light Yagami, il quale entra in possesso di un quaderno dai poteri straordinari: il Death Note (quaderno della morte), che ben presto si rivela essere una vera e propria arma.
Citando la prima regola: "L'umano il cui nome verrà scritto su questo quaderno morirà".
Affiancato dallo shinigami Ryuk, Light prende l'identità segreta di Kira e si dichiara difensore dei più deboli, iniziando ad uccidere i criminali più sanguinari per rendere il mondo un posto migliore. Le cose per lui si complicheranno, quando l'investigatore L si metterà sulle sue tracce, seguendo la scia delle misteriose morti.
Chi riveste davvero i panni della giustizia?

Contrastanti sono state le opinioni, già di fronte alla presentazione del cast: una decisione che ha fatto scalpore su tutte, è sicuramente la scelta dell'attore Keith Stanfield per il ruolo di L, in quanto il personaggio originario non ha la pelle scura.
Che ci sia l'intenzione di rendere l'opera più occidentalizzata può anche essere accettabile, ma il timore generale è che venga attuato uno stravolgimento tale da distorcere la storia creata dai due mangaka.

Pochi giorni fa, è stato rilasciato il trailer (sia in inglese che in italiano), che riporta come data di uscita il 25 agosto.



Nonostante gli insensati capelli ossigenati dell'attore, questi 55 secondi sono riusciti ad emozionarmi e incuriosirmi, come quando vidi per la prima volta l'episodio pilota trasmesso in televisione.

Non vedo l'ora di capire come Adam Wingard abbia strutturato il film e cosa verrà rappresentato, sperando che la decisione di accorpare tutta la storia in due ore (almeno, così parrebbe dalle notizie rilasciate) sia stata studiata nei minimi dettagli.


venerdì 24 marzo 2017

Visione: "One-Punch Man" di ONE e Yusuke Murata


« "Ma chi è, un eroe?"
"Con quella testa?" »


Uno degli intrattenimenti che reputo spassoso, è la visione di anime: termine che indica l'animazione giapponese.

Quello che presento è un anime divertente e godibile: "One-Punch Man" di ONE.



Titolo: "
One-Punch Man"
Categoria: Seinen
Genere: Azione, Commedia, Supereroi, Soprannaturale
Paese: Giappone
Tratto da: Manga
Stagioni: 1
Episodi: 12
Status: IN CORSO



Nato prima come web-comic, poi trasposto in manga grazie al disegnatore Yusuke Murata, l'opera del mangaka ONE segue le vicende di Saitama: ragazzo con l'ambizione di diventare un eroe.
Per raggiungere il suo obiettivo si sottopone a quello che lui definisce "assiduo e costante allenamento" che lo porta come primo risultato a perdere i capelli.
Passati tre anni, Saitama ottiene una strabiliante forza che gli permette di sconfiggere i nemici colpendoli con la potenza di un solo pugno. Ma, oltre qualsiasi aspettativa, il nostro eroe non si sente orgoglioso né avvantaggiato: inizia a nutrire sempre di più un senso di frustrazione e insoddisfazione nel non riuscire a incappare in sfide capaci di stimolarlo e farlo sentire vivo.




In un mondo in cui le città sono suddivise per lettere e gli attacchi di mostri sono all'ordine del giorno, viene fondata l'Associazione degli Eroi, gerarchicamente suddivisa per classe: chiunque passi le selezioni può vedersi riconosciuto il servizio di eroe come una vera e propria professione.
Per scampare dall'apatia, Saitama, insieme (suo malgrado) all'allievo Genos, s'iscrive con successo. Ma il ragazzo fa l'eroe come hobby e ogni qualvolta che trae in salvo la città non c'è nessuno che possa testimoniarlo. Riuscirà a mantenere il proprio posto e a scalare le vette fino ai primi posti della fantomatica Classe S?

Il lato comico della trama è dato soprattutto dagli atteggiamenti del protagonista: le reazioni poco ortodosse e la mancanza di preoccupazione di fronte ai rischi sono unite alla sua faccia inespressiva, per cui non si può fare a meno di sorridere, se non ridere a crepapelle.

I personaggi che man mano vengono presentati hanno tutti una caratteristica di spicco, per cui è facile potersene ricordare anche dopo un solo episodio.

Ho apprezzato molto il profilo di Saitama, atipico rispetto alla maggior parte dei protagonisti di questo genere. 

La prima stagione dell'anime deve essere considerata una sorta di introduzione a quella che potrebbe essere la vera e propria storia. Sarebbe interessante capire, per esempio, se la forza acquisita da Saitama è data effettivamente dai soli allenamenti quotidiani.
La seconda stagione dovrebbe uscire nei prossimi mesi, personalmente sono in trepidante attesa.

L'anime è disponibile in italiano edito da Dynit, il cofanetto è acquistabile su Amazon.

venerdì 17 marzo 2017

Recensione: "Io sono Alice" di Valentina Agosta



« Era il 1898, a Wonderland sentivamo che sarebbe accaduto qualcosa di strano, si percepiva nell’aria, il cielo aveva perso colore. Lo sentivamo addosso il presentimento che al nostro carissimo amico Lewis, era accaduto qualcosa. »



Di rivisitazioni della storia di "Alice nel Paese delle Meraviglie" di Lewis Carroll ne sono state scritte molte, di generi differenti.
E' uno dei libri che più mi rappresentano, mi piace quindi leggere opere ispirate e non mancano quelle che sanno soddisfarmi.

Quello di oggi, purtroppo, non è uno di questi casi.

"Io sono Alice" è un racconto di circa una decina di pagine scritto da Valentina Agosta, che gentilmente mi ha chiesto di leggerlo e recensirlo.
La storia scorre velocemente, proprio per la sua lunghezza. Il tempo di un tè in compagnia del Cappellaio Matto.

Qualcosa d'incomprensibile sta accadendo a Wonderland, Alice e i suoi amici lo percepiscono. Un'ombra oscura incombe sul loro mondo, poco tempo rimane per comprendere come salvarsi. Di una cosa sono certi: qualcosa di terribile è accaduto al loro creatore. Ad Alice non rimane che un'unica cosa: risalire la tana del coniglio in cui anni prima era precipitata e salvare Carroll e Sottomondo.

La storia, seppur breve, ha delle intriganti premesse. Quello che però non ho potuto ignorare, sta proprio alla base. Parecchi sono gli errori grammaticali e ortografici che ho trovato, anche piuttosto gravi come i tempi verbali sbagliati. Alcuni passaggi risultano confusi, come le descrizioni messe tra virgolette come se facessero parte di un dialogo; oppure parti scritte in prima e in terza persona, nonostante il punto di vista rimanga sempre quello della protagonista. Questo, ma anche altro.

Non ho compreso il rapporto che s'instaura tra Alice ed un altro personaggio, i quali da perfetti sconosciuti d'un tratto si scambiano un bacio. Non ci sono elementi sufficienti per un'evoluzione di questo tipo, per questo ho reputato il racconto troppo poco approfondito.

Un'idea carina, rovinata alla radice.

giovedì 16 marzo 2017

Recensione: "I colori dopo il bianco" di Nicola Lecca


« Circondata dalle menzogne e attorniata dai segreti, Silke si rifugiava sempre più spesso negli stabilimenti termali di Seefeld: un'enclave di verità, una zona franca in cui uomini e donne - avvolti dal vapore mentolato del bagno turco - si dedicavano al benessere del corpo in piena nudità. Niente più acconciature o vestiti: niente più trucchi o gioielli. Alle terme di Seefeld le cicatrici, le occhiaie, le vene varicose, i seni flaccidi e la cellulite finalmente trionfavano: svelando a Silke che, per fortuna, la fragilità si trovava ovunque: e non soltanto dentro di lei. »




La perfezione non sempre calza a pennello.
A ventiquattro anni Silke, giovane ragazza che ancora non si sente donna, comprende che la bianca Innsbrouk le sta troppo stretta e decide di partire per andare lontano, alla ricerca di nuovi orizzonti.
A tentarla verso una nuova visione di vita ci pensa la città di Marsiglia, con il mare, il calore e i variopinti edifici.
La paura del cambiamento e la consapevolezza di essere sola in quel viaggio la tormentano, ma non per questo Silke si arrende: lo smarrimento iniziale si trasforma ben presto in energia positiva che la porta a scoprire un lato di sé che fino a quel momento era represso nella sua anima, dietro alla rigidità e serietà instillate dal padre.

Ad accogliere il suo dolore, la donna troverà dei personaggi particolari e unici, inaspettati ma in attesa da sempre del loro incontro. Nuovi profumi, l'esplosione di colori, abitudini a lei sconosciute la stimoleranno ad intraprende un altro tipo di cammino: quello verso la felicità e il sorriso sincero per la vita.

Spesso le coincidenze, anche quelle più spiacevoli, innescano eventi che sfuggono al nostro controllo. L'unica cosa possibile da fare è sottostare alle imposizioni oppure trovare il coraggio di fare qualcosa di azzardato ed imprevisto agli occhi degli altri e andare alla ricerca di ciò che può farci stare davvero bene.

"I colori del bianco" ha uno stile semplice e scorrevole, ma una storia intensa e coinvolgente che fa scappare un sospiro di sollievo e soddisfazione alla sua conclusione. La forza dei colori assume un ruolo importante, dopo tanti anni ad osservare una vita monotona e pallida.

Nasce il desiderio di essere un po' Silke: poter conoscere le persone che le miglioreranno la vita per riuscire a raggiungere una visione prepotentemente positiva, senza pensare subito ad arrendersi di fronte agli ostacoli, sarebbe l'ideale per chiunque sia fragile e ancora alla ricerca della giusta filosofia.

Nicola Lecca, che si definisce artigiano della parola e ancora scrive con la penna beandosi dell'inchiostro che gli colora le mani, studia i propri scritti per anni, viaggiando e conoscendo persone e sentimenti in grado di ispirarlo. I suoi libri, nonostante siano veloci da leggere, sono talmente travolgenti da lasciare addosso al lettore una seconda pelle, che rimarrà con lui per lungo tempo. Per me, "Hotel Borg" rimarrà nel cuore e nelle classifiche di sempre.
Distanziando così tanto un'opera dall'altra, è possibile notare un cambio di stile, che rimane costantemente incisivo nella mente di chi legge. Tematiche forti vengono trattate con gentilezza, precisione e sentimento, come una fiaba che nel suo incanto non manca di essere cruda e d'impatto, come lo è il mattone della realtà.

Nicola Lecca è uno scrittore italiano ancora troppo, ingiustamente, poco conosciuto, ma che silenziosamente ti entra dentro e ci rimane. Ad ogni lettura è come salutare di nuovo un caro amico.

Il libro è acquistabile in tutte le librerie e comodamente su Amazon, a questo link

Condividi

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...